Vendita quota post-superbonus: si possono dedurre i costi di ristrutturazione pagati da un terzo?

Vendita quota post-superbonus: si possono dedurre i costi di ristrutturazione pagati da un terzo?

Se vendo a un comproprietario la quota di un immobile che ha avuto interventi incentivati con il Superbonus pagati da altri, sono soggetto alla tassazione sulle plusvalenze? Posso usare una perizia giurata per calcolare il valore iniziale dell’immobile, visto che non conosco i costi di costruzione e di acquisto del terreno?
Risposta al quesito:

La compravendita di immobili, se intrecciata alle dinamiche del Superbonus 110%, rischia di trasformarsi fiscalmente in un campo minato.
Una delle casistiche più insidiose riguarda le comproprietà con “titolo di provenienza misto” (quote in parte ereditate, in parte acquistate) e la gestione dei costi inerenti, specialmente quando l’esborso economico è stato sostenuto da un solo soggetto.

Se si decide di cedere la propria quota ad un contitolare, si è davvero tenuti a pagare le imposte sulla plusvalenza generata riguardo i lavori non sostenuti? E come si quantifica il valore di partenza se i costi originari di costruzione non sono più documentabili?
Con la risposta n. 158 del 10 agosto 2026, l’Agenzia delle Entrate ha fornito alcune indicazioni sulla gestione delle compravendite familiari successive a interventi edilizi agevolati. Analizziamo insieme, quindi, quali siano le strategie da implementare, per una corretta pianificazione fiscale.

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Durata 2m 13s 13 agosto 2026
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Risoluzione del contratto preliminare: la restituzione della caparra, è soggetta a tassazione?

Risoluzione del contratto preliminare: la restituzione della caparra, è soggetta a tassazione?
La risoluzione per mutuo consenso di un contratto preliminare immobiliare comporta l’applicazione dell’imposta di registro proporzionale del 3% sull’intero importo della caparra restituita. Questo principio sancisce che l’annullamento volontario configura un nuovo e autonomo contratto, evidenziando un onere fiscale per le parti.Approfondimento curato da DELLE VITTORIE House Trading, sull’Ordinanza della Corte di Cassazione n. 22164 del 28 giugno 2026.
Abbiamo risolto consensualmente il contratto preliminare che avevamo sottoscritto, con la restituzione delle somme versate a titolo di caparra confirmatoria: dobbiamo pagare qualcosa con la registrazione della risoluzione?
Risposta al quesito:

La risposta è affermativa: quando le parti decidono di comune accordo di risolvere un contratto preliminare e restituire la caparra, l’operazione non viene considerata dall’Amministrazione finanziaria come un semplice ripristino della situazione iniziale, bensì come un nuovo atto avente contenuto eguale e contrario a quello originario.

Una recente pronuncia della giurisprudenza di legittimità, ha definito con chiarezza l’orientamento tributario in materia, stabilendo che la risoluzione consensuale comporti un onere fiscale proporzionale sull’ammontare complessivo della caparra restituita, configurandosi come un autonomo negozio regolato dall’articolo 28, comma 2, del D.P.R. n. 131/1986.
Analizziamo le motivazioni giuridiche, l’impatto economico dell’operazione e le eventuali strategie preventive da adottare in fase di negoziazione.

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Durata 6m 08s 31 luglio 2026
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Nuovo TUIR: nessuna modifica nelle aliquote, ma un riordino della disciplina sui bonus edilizi

Nuovo TUIR: nessuna modifica nelle aliquote, ma un riordino della disciplina sui bonus edilizi
Il nuovo TUIR non introduce nuovi incentivi, ma riordina la disciplina delle detrazioni edilizie in Italia per il triennio 2025-2027. L’agevolazione per l’abitazione principale resta fissata al 50%, marcando un differenziale netto del +14% rispetto alle seconde case, la cui aliquota base è del 36%. Contestualmente, si consolida lo stop totale ai bonus per le caldaie a gas.Approfondimento curato da DELLE VITTORIE House Trading.

Facciamo subito chiarezza: il D.Lgs. 117/2026 non introduce nuovi bonus edilizi e non modifica le aliquote da poco varate nella Legge di Bilancio.
La vera rivoluzione del nuovo Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR), in applicazione dal 1° gennaio 2027, infatti, è sostanzialmente un massiccio riordino normativo che raccoglie in un unico impianto disposizioni precedentemente frammentate, recependo in modo organico le diverse percentuali che premiano l’abitazione principale e la sostenibilità ambientale, a netto discapito delle seconde case:

Il quadro delle aliquote 2025-2026

  • Abitazione Principale
    Aliquota Max50%
    Periodo 2025 e 2026
  • Seconde Case
    Aliquota Base36%
    Differenziale -14%
  • Caldaie a Gas
    Incentivi0%
    Esclusione Totale

Il cambiamento riguarderà, quindi, soprattutto la modulistica contrattuale e la documentazione fiscale e asseverativa (fatture, bonifici, modelli di incarico e asseverazioni tecniche a fini fiscali), all’interno delle quali sarà necessario citare i nuovi articoli del TUIR (es. artt. 17, 371, 372) in sostituzione dei vecchi riferimenti legislativi.
Restano invece invariati i riferimenti normativi, per esempio, alle relazioni ex Legge 10 e gli APE, che rispondono a fonti legislative diverse da quelle fiscali.

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Durata 1m 59s 13 luglio 2026
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Quotazioni immobiliari: perché i dati ISTAT, OMI e Notariato non coincidono (e come valutare la propria casa)

Immagine di una coppia italiana, all'interno della propria casa, che pone questo quesito sulle Quotazioni immobiliari: perché i dati ISTAT, OMI e Notariato non coincidono (e come valutare la propria casa)?
Leggiamo spesso dati ISTAT, OMI e del Notariato riguardo il mercato immobiliare: numero di compravendite, trend, prezzi. Sono però spesso numeri e percentuali diversi, anche se riguardano lo stesso periodo: perché sono così diversi tra loro e quali dobbiamo prendere a riferimento per capire quanto valga il nostro appartamento a Roma?
Risposta al quesito:

Cercare di decifrare il mercato immobiliare leggendo i report di ISTAT, OMI e Notariato genera spesso una profonda dissonanza cognitiva, perché i numeri non coincidono quasi mai seppure siano tutti tecnicamente corretti.

Per comprendere questa apparente anomalia, dobbiamo abbandonare l’idea che esista un unico “termometro” del mercato, perché leggere queste tre banche dati è come osservare lo stesso paesaggio utilizzando tre strumenti ottici differenti: ognuno misura una metrica diversa, con scopi differenti.
Comprendere come vengono estratti questi dati non è un mero esercizio accademico, ma un’importante informazione per non commettere errori di valutazione quando si decide di vendere il proprio immobile.

Quotazioni immobiliari Roma

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Analisi di mercato

Macrozona OMI


Zona OMI

Quotazione media OMI:

Fonte: Agenzia delle Entrate

Valore medio commerciale:

Elaborazione DELLE VITTORIE House Trading

NTN (Numero Transazioni Normalizzate): numero di compravendite residenziali registrate nell'ultimo anno.

Mappa della zona OMI:

Andamento storico (OMI):

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Durata 4m 31s 26 giugno 2026
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Plusvalenza Superbonus: è dovuta, se l’immobile ceduto è stato adibito ad abitazione principale?

Immagine di una persona all'interno della propria casa, che pone questo quesito sulla Plusvalenza Superbonus: è imponibile se l’immobile ceduto è stato adibito ad abitazione principale?
Se decido di vendere un immobile ristrutturato con il Superbonus, all’interno del quale hanno vissuto i miei genitori detenendo il diritto di usufrutto, come devo calcolare il periodo di 10 anni per evitare la tassazione sulla plusvalenza? E se l’usufrutto si è estinto solo di recente, quale data di acquisto fa fede per il fisco?
Risposta al quesito:

Vendere un immobile dopo aver usufruito delle agevolazioni legate al Superbonus, richiede una maggiore attenzione.
Il quadro si complica notevolmente, inoltre, quando la titolarità dell’immobile ha subìto frammentazioni nel tempo, passando attraverso donazioni di usufrutto vitalizio e successivi ricongiungimenti della piena proprietà.

Con la risposta n. 124/2026, l’Agenzia delle Entrate ha recentemente fornito precise indicazioni al riguardo, chiarendo che l’eventuale plusvalenza realizzata non è imponibile quando il bene posseduto è stato adibito ad abitazione principale dei familiari del cedente per la maggior parte del decennio antecedente la cessione.

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Durata 2m 09s 19 giugno 2026
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Bonus ristrutturazione: cosa succede se si cambia casa o si decide di affittarla?

Immagine di una coppia italiana, all'interno della propria casa, che pone questo quesito sul Bonus ristrutturazione: cosa succede se si cambia casa o si decide di affittarla?
Cosa succede al bonus ristrutturazione se dopo aver terminato i lavori dobbiamo trasferirci o decidiamo di affittare l’immobile appena rinnovato? Rischiamo di perdere il diritto alle agevolazioni fiscali?
Risposta al quesito:

Se l’immobile rispetta il requisito di abitazione principale all’inizio o alla fine dei lavori, il beneficio fiscale è salvo per tutti i dieci anni previsti, indipendentemente dagli eventi successivi.
Lo ha recentemente precisato l’Agenzia delle Entrate, con la risposta 119/2026, offrendo una cruciale rassicurazione: il diritto al bonus, una volta acquisito regolarmente, non decade per eventi successivi.

Ricordiamo inoltre che per le spese sostenute nel biennio 2025-2026, la normativa prevede un doppio binario fiscale. La detrazione base, infatti, scende al 36% per le seconde case, ma viene elevata al 50% (entro un tetto massimo di 96.000 euro) se l’immobile costituisce l’abitazione principale del contribuente.

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Durata 1m 53s 9 giugno 2026
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