ISTAT: la geografia delle disuguaglianze territoriali di Roma, nel nuovo indice di rilevamento socio-economico

ISTAT: la geografia delle disuguaglianze territoriali di Roma, nel nuovo indice di rilevamento socio-economico

La narrazione classica di Roma, divisa tra un centro ricco e una periferia sofferente, è un modello limitativo.
La recente analisi dell’ISTAT sul Disagio socio-economico di individui e famiglie a livello sub-comunale (IDISE) 2021 all’interno delle principali città italiane, disegna – invece – una geografia molto più complessa, con un arcipelago di vulnerabilità invisibili e isole di inaspettata resilienza:

Delta di Vulnerabilità Urbana

7.33 Punti

Scarto tra la zona Grottaperfetta (96,74) e la zona Tufello (104,07)

Ne deriva una mappa dettagliata nella quale il valore 100 rappresenta la media comunale e ogni scostamento verso l’alto rivela un maggior disagio nel tessuto cittadino.
In un mercato immobiliare complesso come quello della Capitale, non basta più valutare solo i consueti parametri per identificare le aree migliori, ma occorre analizzare anche la coesione del relativo tessuto sociale se si vogliono anticipare i trend del mercato.

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Durata 6m 11s 2 Febbraio 2026
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A differenza delle classifiche di “gradimento” basate su sondaggi o interviste telefoniche, l’indagine ISTAT ha analizzato l’intera popolazione di un nucleo di 25 comuni italiani (Bari, Bologna, Cagliari, Carpi, Catania, Firenze, Genova, Gorizia, Messina, Milano, Modena, Napoli, Olbia, Padova, Palermo, Parma, Perugia, Prato, Reggio di Calabria, Roma, Taranto, Torino, Trieste, Venezia e Verona), integrando i Big Data amministrativi a disposizione dello Stato.

Il capitale sociale di ogni micro-zona è stato misurato incrociando tre pilastri reali:

  • Fisco e Catasto: redditi effettivi e proprietà della casa, per misurare la solidità economica reale dei nuclei familiari.
  • Ministero dell’Istruzione: titoli di studio (capitale culturale), il driver principale della rivalutazione urbana.
  • Registri INPS: stabilità contrattuale e intensità lavorativa (chi lavora per meno del +20% del tempo annuo, è considerato in sofferenza).

Il risultato è una fotografia oggettiva, che definisce il disagio in relazione alla disponibilità di risorse materiali e culturali.

La bussola scientifica: i 9 indicatori del disagio

L’indice IDISE non nasce da percezioni soggettive, ma dalla combinazione di nove parametri oggettivi che mappano tre aree critiche: lavoro, istruzione ed economia. Adottando un approccio multidimensionale che incrocia carenze economiche, educative e lavorative:

  • DIS1 – Vulnerabilità degli anziani: percentuale di over 70 che vivono soli e in affitto (assenza di proprietà immobiliare).
  • DIS2 – Esclusione dal mercato del lavoro: famiglie in cui nessun componente percepisce reddito da lavoro o pensione contributiva.
  • DIS3 – Povertà monetaria: incidenza di residenti con reddito inferiore al 60% della mediana nazionale.
  • DIS4 – Bassa occupazione: tasso di occupati nella fascia 25-64 anni (un valore basso spinge l’indice verso il disagio).
  • DIS5 – Bassa intensità lavorativa: famiglie che hanno lavorato per meno del 20% del loro tempo potenziale totale.
  • DIS6 – Lavoro precario: Incidenza di contratti a termine, stagionali o attività lavorative instabili.
  • DIS7 – Basso livello d’istruzione: percentuale di adulti fermi alla licenza media o senza titoli di studio.
  • DIS8 – Giovani NEET: ragazzi (15-29 anni) fuori da ogni percorso di studio, lavoro o formazione professionale.
  • DIS9 – Dispersione scolastica: Studenti che abbandonano precocemente gli studi o collezionano ripetenze.

Protocollo di Analisi AMPI+

01
Benchmark Relativo

L’indice non confronta città diverse tra loro, ma fissa la media di Roma a 100. Ogni valore superiore a 100 indica un disagio maggiore rispetto alla media cittadina; ogni valore inferiore identifica una condizione di agio e benessere superiore al resto della capitale.

02
Granularità del Micro-Targeting

L’analisi scende fino al dettaglio della Sezione di Censimento e dell’Area Statistica (ASC). Questo approccio permette di individuare “micro-fratture” sociali e sacche di valore anche all’interno di quartieri storicamente considerati omogenei.

03
Logica della Non-Sostituibilità

Il protocollo Mazziotta-Pareto (AMPI+) non fa una semplice media. Applica una penalità se gli indicatori sono troppo sbilanciati: un’area è considerata a “massimo agio” solo se eccelle contemporaneamente in reddito, istruzione e lavoro, senza squilibri interni.

Le Roccaforti dell’agio: dove il valore si consolida

Precisiamo che per questa analisi l’ISTAT ha fatto riferimento alle ASC (Aree Sub-Comunali), con confini urbanistici che spesso non coincidono con la percezione comune. Nel caso della Capitale, infatti, si è fatto riferimento alle 155 Zone Urbanistiche istituite nel luglio del 1977 sulla base di criteri di unitarietà urbanistica, al fine di realizzare un riferimento di base per tutta l’attività di pianificazione e di gestione del territorio.

Ne risulta una classifica che premia aree che combinano istruzione elevata, ricambio generazionale e bassa densità abitativa:

Ranking Eccellenza Roma
  • Grottaperfetta (IDISE 96,74): la regina dell’agio. Un quartiere “moderno-resiliente”, dove l’alta scolarizzazione e l’intensità lavorativa garantiscono una buona tenuta del valore immobiliare.
  • Pineto (IDISE 96,96): un caso scuola di toponomastica tecnica. Identifica l’enclave residenziale d’élite, tra Balduina e Pineta Sacchetti. Chi abita qui, possiede un patrimonio culturale ed economico tra i più alti della nazione.
  • Tre Fontane (IDISE 97,18): l’area dell’Eur che eccelle per solidità familiare e assenza totale di dispersione scolastica, rendendola una delle mete più ambite per investimenti a lungo termine.

L’Altra faccia: le zone critiche

Al polo opposto, le zone dove il disagio è emergenza, richiedendo strategie di gestione del rischio diverse. Non si tratta solo di basso reddito, ma di una disconnessione strutturale dal tessuto produttivo:

Area Statistica (ASC) IDISE Index Trend Fattore Critico
Tufello 104,1 Critico Istruzione & Reddito
Tor Cervara 103,9 Severo Isolamento Urbano
Porta Medaglia 103,4 Severo Vulnerabilità Sociale
Torre Angela 103,2 Allerta Disoccupazione NEET
Centro Storico 103,1 Paradosso Anziani Soli (DIS1)

Nota tecnica: il “Paradosso del Centro Storico” (IDISE 103,1) evidenzia come valori immobiliari stellari possano convivere con alti indici di disagio sociale, causati prevalentemente dall’isolamento degli anziani (Indicatore DIS1) e dalla gentrificazione che espelle i servizi di prossimità.

Roma vs Milano e Napoli: i tre modelli di benessere

L’indagine sperimentale dell’ISTAT ha mappato il capitale sociale delle famiglie e, sebbene ogni città sia mappata su una media interna di 100, la morfologia dell’agio segue logiche profondamente diverse:

  • Milano – Il modello concentrico:
    L’agio è “blindato” nel centro storico e nei NIL (Nuclei di Identità Locale) della prima cerchia. Il disagio socio-economico aumenta in modo radiale e prevedibile man mano che ci si sposta verso le periferie esterne.
  • Napoli – la polarizzazione estrema:
    La città vive di scarti violenti. Esiste una separazione netta tra le enclave d’élite (Vomero, Posillipo) e le vaste aree periferiche nord ed est, con una varianza dell’indice IDISE molto più marcata rispetto alla media nazionale.
  • Roma – l’unicità “a macchia di leopardo”:
    La Capitale non segue distanze chilometriche dal centro. Il benessere è un mosaico frammentato: zone di massimo agio possono trovarsi in periferia (Eur, Grottaperfetta) mentre fragilità generazionali e abitative si annidano nel cuore del Centro Storico.
Indicatore Chiave (KPI) Milano (Nord) Roma (Focus) Napoli (Sud)
Tasso Occupazione (25-64) 81,2% 71,4% 48,9%
Giovani NEET (15-29) 12,4% 19,9% 36,1%
Bassa Istruzione (DIS7) 14,1% 20,4% 38,5%
Anziani Soli/Senza Casa 6,2% 8,5% 5,1%

L’Asset Immobiliare come ecosistema sociale:

L’analisi dell’indice IDISE 2021 trasforma radicalmente i parametri di valutazione immobiliare a Roma.
I dati confermano che il valore di un immobile non è più determinato solo dalla sua metratura o dalla vicinanza ai monumenti, ma dalla salute dell’ecosistema sociale in cui è immerso.

In un modello urbano a “Macchia di Leopardo”, identificare le Blue Zone di agio significa scommettere su una resilienza patrimoniale che i soli indici di mercato non sono in grado di prevedere.
Questi dati non devono restare in un archivio, ma tenuti nella debita considerazione per un impatto diretto sulle strategie di investimento e sviluppo territoriale:

  • Retail & geomarketing avanzatoIl primo Municipio richiede una strategia duale. Il target residente è estremamente polarizzato: altissimo potere d’acquisto o sussistenza. Al contrario, quartieri come Torrino offrono un target omogeneo e prevedibile, ideale per il retail di massa premium.
  • Welfare aziendale & Policy makingIl disagio delle periferie est (Torre Angela, Borghesiana) è prevalentemente giovanile e lavorativo (richiede hub di formazione). Il disagio di Prati e Centro è demografico. Applicare le stesse politiche di welfare a queste due “povertà” è un errore tecnico e finanziario.
  • Real estate predictive analysisL’IDISE agisce come indicatore predittivo (Leading Indicator). Le aree periferiche con IDISE in miglioramento (come le zone di rigenerazione urbana attorno a Ostiense/San Paolo, ora a 99,9) stanno anticipando un ciclo di rivalutazione immobiliare a medio termine.
Analisi & previsioni:

Puntare sulle zone dove i dati rilevano un basso disagio (sotto quota 100) non è solo una scelta legata alla qualità della vita, ma una strategia finanziaria predittiva.
Queste aree rappresentano porti sicuri capaci di assorbire gli shock economici, garantendo una liquidità dell’asset superiore alla media metropolitana.
Il futuro del valore dell’investimento immobiliare apparterrà, sempre più, anche a chi saprà leggere quale sia la solidità del capitale umano che abita nella zona di interesse.

Fonte: ISTAT – 22 dicembre 2025

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