
Il futuro della mobilità urbana corre veloce, ma l’Italia sembra rimasta ferma ai box.
Secondo l’ultimo report BCG City Mobility Compass, che ha analizzato 150 città in tutto il mondo per identificare i leader della transizione energetica e funzionale, il nostro Paese non solo resta fuori da ogni podio, ma deve incassare un’esclusione eccellente: Roma non figura nemmeno nell’indagine.
Mentre metropoli come Singapore, Berlino e Utrecht vengono elette “Global Champions”, il panorama italiano appare frammentato e privo di una visione d’insieme capace di competere con i benchmark internazionali.
L’assenza di Roma dai 24 KPI (indicatori chiave di prestazione) del report, è un segnale d’allarme per la politica nazionale, perché non figurare in una lista (che include città come Kuala Lumpur o Nairobi) suggerisce una mancanza una performance generale non ancora allineata agli standard minimi di innovazione monitorabile.
Il quintetto italiano: monitorate, ma distanti dai vertici
L’indagine ha mappato cinque centri nevralgici italiani, inserendoli in categorie che ne definiscono il DNA infrastrutturale, ma rilevando performance mediane che non permettono l’accesso alla “Top 5” di categoria.
| Città Monitorata | Archetipo e analisi delle performance: |
|---|---|
| Milano | Unica italiana classificata per la rete di trasporti pubblici (Mass-transit Megacity). Nonostante la rete metropolitana, Milano resta fuori dai vertici (dominati da Singapore e Tokyo) a causa di un punteggio deficitario in Future Readiness e gestione dinamica dei flussi tramite AI. |
| Bologna | Classificata come “Traditional Middleweight”, ovvero una città di medie dimensioni dove l’auto privata è ancora il mezzo principale per spostarsi. Pur investendo nella mobilità attiva, il report la colloca in una fascia con un gap di efficienza marcato rispetto al benchmark di Stoccolma. |
| Torino | Inserita tra i Traditional Middleweights. La città paga la sua eredità industriale con una dipendenza dall’auto che rallenta la conversione verso il mix modale sostenibile richiesto per il 2035. |
| Napoli | Monitorata anch’essa nello stesso archetipo. La performance è penalizzata dalla saturazione del traffico di superficie e da una bassa integrazione digitale dei servizi di mobilità condivisa. |
| Genova | Città in cui la complessa orografia urbana limita l’accessibilità capillare del trasporto pubblico, rendendo la città vulnerabile ai ritardi nei parametri di “System Outcomes”, cioè nell’ambito dei risultati nell’ambito dei dati su traffico e inquinamento. |
Obiettivo 2035: il divario tra ambizione e realtà
Il report evidenzia come la storia della mobilità urbana si muova con lentezza, con città che riescono a spostare solo il 3-5% della quota modale ogni dieci anni.
Il 95% delle città ha fissato obiettivi di sostenibilità per il 2035, ma la realtà dei dati mostra un ritardo cronico di circa -10% o -15% rispetto alla tabella di marcia necessaria:
| Area Geografica | Stato Attuale | Ambizione 2035 | Gap da Colmare |
|---|---|---|---|
| Europa | 66% | ~70% | -4% |
| Asia-Pacifico | 54% | ~61% | -7% |
| Nord America | 14% | ~34% | -20% |
| Medio Oriente | 19% | ~39% | -20% |
I 6 volti della mobilità: dove si vince e dove si perde
Per capire perché l’Italia fatichi, bisogna guardare a chi ha già risolto il problema attraverso sei modelli distinti:
-
1Giganti del trasporto pubblico (Singapore)Score: 8.3
-
2Centri d’innovazione e sostenibilità (Utrecht)Score: 8.2
-
3Metropoli dell’integrazione totale (Berlino)Score: 8.1
Seguono i centri medi tradizionali (leader: Stoccolma, score 7.2), le roccaforti dell’auto privata (leader: San Francisco, score 5.8) e i giganti urbani in via di sviluppo (leader: Kuala Lumpur, score 2.9).
Cinque mosse per rientrare in partita:
Perché le città italiane possano ambire ai punteggi di Berlino (8.1) o Utrecht (8.2), il report suggerisce di abbandonare le logiche dei singoli interventi per adottare un framework olistico:
FRAMEWORK STRATEGICO DI TRASFORMAZIONE
- Coinvolgimento dei residenti: oltre il 50% dei leader vede nella resistenza dei cittadini il primo ostacolo, come avvenuto per il successo del modello “Madrid Central”.
- Ecosistemi orchestrati: le città devono agire come gestori di dati (Amburgo ha creato un “Data Lake” per coordinare oltre 100 operatori di mobilità, riducendo la congestione del -15%).
- Investimenti in simulazione: utilizzare l’AI per simulare l’impatto delle opere prima di costruirle, ottimizzando i costi infrastrutturali (risparmi fino a $1.4 miliardi).
- Intelligenza Artificiale diffusa:a Singapore, l’80% degli incroci è controllato dall’AI, riducendo i tempi di attesa e abbattendo drasticamente le emissioni di CO2 nei centri urbani.
- La città dei 15 minuti: ridisegnare lo spazio urbano, per ridurre la necessità di spostamenti del -15% o -20%.
L’opportunità, dietro il fallimento:
L’analisi forense del report BCG 2026 consegna l’immagine di un’Italia presente nei radar, ma incapace di eccellere.
L’esclusione di Roma, inoltre, è il simbolo di una Capitale che non riesce a misurarsi con i parametri della modernità globale la cui esclusione dalle posizioni di vertice risulta però essere anche una mappa delle opportunità.
Per risalire la classifica, le metropoli italiane dovrebbero investire non solo in mezzi fisici, ma in software e intelligenza sistemica.
La mobilità del futuro non si misura più in chilometri di asfalto, ma in ore risparmiate ai cittadini e in grammi di CO2 non emessi: una sfida che, al momento, vede l’Italia ancora in posizione di rincorsa.
Ridurre la congestione non significa solo viaggiare meglio, ma aumentare la produttività economica e la qualità della vita.
La tecnologia esiste, i dati anche, ma sembra mancare la volontà di ridisegnare lo spazio urbano mettendo le persone, e non le auto, al centro della bussola.
La mobilità del futuro non si misura più solo in chilometri di piste ciclabili, ma nella capacità di integrare ogni spostamento in un unico ecosistema digitale fluido, in cui la sfida sia trasformare la tradizione in innovazione monitorabile.
Fonte: Boston Consulting Group – 7 gennaio 2026