MUTUI: tasso fisso in lieve rialzo, variabile al minimo storico

Nonostante le intenzioni della Bce di non aumentare i tassi, in futuro bisognerà attendersi nuovi rialzi.
Non tanto dell’Euribor, che è agganciato all’andamento del tasso sui depositi, quanto dell’Irs, che invece si muove liberamente sul mercato in base alle aspettative di inflazione.

L’anno appena passato del mercato dei mutui rimarrà alla storia per averci regalato i tassi di interesse più bassi di sempre.
Le iniezioni di liquidità decise dalla Bce per sostenere l’economia, hanno ridotto ai minimi termini tassi e spread, segnando un periodo fortunato per chi avesse deciso di stipulare.

Una situazione a dir poco anomala, dove la forbice che normalmente intercorre tra fisso e variabile si è stretta talmente tanto, da rendere la rata di un mutuo a tasso fisso pari a quella di un tasso variabile.

Questo spiega perché, negli ultimi due anni, circa il 90% delle erogazioni è stata per un mutuo a tasso fisso.
Con un “Eurirs” (detto anche IRS, ovvero il tasso interbancario di riferimento per i mutui a tasso fisso) a tratti sotto lo zero che, sommato a uno spread comunque basso delle banche, ha prodotto condizioni dei mutui difficilmente replicabili in futuro.

I nuovi valori dell’Eurirs:
Tutto questo fino alla fine del 2020, perché il nuovo anno si è portato dietro un aumento dei tassi sui mercati obbligazionari.
A causare la risalita dell’Eurirs, tasso di riferimento dei nostri mutui fissi, l’attesa di una ripresa dell’inflazione.
Da inizio anno fino a oggi, l’indice Irs a 20 anni ha guadagnato 41 punti base, quello a 30 anni ben 48 punti base, ovvero lo 0,25% in più in punti percentuali.

Un piccolo balzo in avanti che ha mantenuto la convenienza dei mutui a tasso fisso, ma ha riaperto quella forbice con il tasso variabile, e così anche l’opportunità di rivalutare un tasso che oggi continua a segnare un costo bassissimo.

Attualmente la differenza tra fisso e variabile si attesta sui 30 punti base e l’Euribor a 3 mesi staziona dallo scorso ottobre su -0,5%.
Questo vuol dire che se un mutuo a tasso fisso si riesce ad ottenere in media all’1,05%, per un Tasso variabile si viaggia intorno allo 0,72%.

Uno scarto destinato a crescere nei prossimi mesi, che con molta probabilità riporteranno in auge il tasso variabile, ultimamente quasi dimenticato e tagliato fuori da ogni trattativa.

Le previsioni degli esperti:
Nonostante le intenzioni dichiarate da parte della Bce di non aumentare i tassi e mantenere una politica monetaria accomodante, in futuro bisogna attendersi nuovi rialzi.
Non tanto dell’Euribor, che è agganciato all’andamento del tasso sui depositi, quanto dell’Irs che invece si muove liberamente sul mercato in base alle aspettative di inflazione.

La scelta tra un tasso fisso e uno variabile sarà tuttavia delegata a variabili differenti, che vanno dalla durata dell’ammortamento alle prospettive di disponibilità del mutuatario che decide di investire in un mutuo.
Quello che è certo è che i tassi variabili rimarranno ai minimi ancora per un po’ e quando dovessero risalire, ci vorrà del tempo per raggiungere valori positivi.

Questo concede un ampio margine di manovra e lascia intendere che un mutuo di durata breve gioverà con molta probabilità di un tasso variabile.
Con gli interessi corrisposti nel primo periodo dell’ammortamento e la quota capitale in un secondo momento, quando i tassi aumenteranno.


Fonte: mutuionline.it – 7 aprile 2021