MUTUI: lieve flessione del Taeg (3,81%) a marzo 2026, con incremento delle richieste per il tasso fisso

MUTUI: lieve flessione del Taeg (3,81%) a marzo 2026, con incremento delle richieste per il tasso fisso

Come comunicato dalla Banca d’Italia, attraverso il consueto report mensile, a marzo 2026 i tassi di interesse sui nuovi prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni – comprensivi delle spese accessorie (Taeg, Tasso Annuale Effettivo Globale), si sono collocati al 3,81% (3,87% nel mese precedente, 3,54% a marzo 2025).

La quota di questi prestiti, con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno, è stata pari al 17,3% (contro il 17,6% rilevato nel mese di febbraio 2026), segnando una crescente propensione delle famiglie verso soluzioni a tasso fisso.
Il tasso di erogazione effettivo è stato del 3,37% (3,44% nel mese precedente, 3,06% a marzo 2025).

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Durata 1m 48s 13 maggio 2026
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Perché il credito torna a costare meno?

I numeri diffusi dalla Banca D’Italia non sono una semplice fluttuazione statistica, ma il riflesso di un riposizionamento strategico del sistema bancario in Italia.
La contrazione del TAEG al 3,81% e del tasso effettivo al 3,37% (con una limatura mensile rispettivamente del -0,06% e -0,07%) certifica che gli Istituti di credito stanno mantenendo sostanzialmente fermi i propri spread commerciali.

Il trend ribassista riflette i tassi chiave BCE stabili al 2% (deposito al 2,00%, rifinanziamento principale al 2,15%) decisi ad aprile 2026, ma con rischi al rialzo per l’inflazione (proiezioni BCE al 2,6% media 2026) legati a shock energetici dal Medio Oriente che potrebbero spingere l’Euribor oltre il 3%.
Analizzando il recente andamento, si rileva che su base annua il costo del denaro rimane superiore (+0,27% sul TAEG rispetto a marzo 2025), ma il trend ribassista dell’ultimo trimestre segnala che il picco di rigidità monetaria è stato strutturalmente superato, aprendo una finestra di opportunità per i nuovi mutuatari e per le surroghe.

Anatomia delle scelte: il dominio del tasso fisso

L’incertezza geopolitica e macroeconomica, continua a determinare la prudenza delle famiglie italiane, viste anche le proiezioni BCE (marzo 2026) che prevedono inflazione al 2,6% per lo shock energetico, favorendo il tasso fisso come scudo contro futuri rialzi dell’Euribor.
Analizzando la disaggregazione delle durate iniziali, il mercato si divide in due blocchi perfettamente complementari, evidenziando una massiccia ricerca di sicurezza finanziaria a lungo termine:

Oltre 1 anno (tasso fisso)

  • L’Assoluta maggioranza: rappresenta l’82,7% di tutte le nuove erogazioni di marzo 2026.
  • Propensione al rischio: vicina allo zero. Le famiglie preferiscono bloccare il costo della rata per proteggersi da futuri shock inflattivi.
  • Tasso medio rilevato: 3,05% (tasso puro), rendendo il fisso paradossalmente più economico del variabile in questa fase storica di curva dei tassi invertita.

Fino a 1 anno (Variabile Puro)

  • Quota minoritaria: copre il restante 17,3% del mercato, in calo di -0,30% rispetto a febbraio.
  • Profilo mutuatario: Adatto a investitori e acquirenti con orizzonti di debito molto brevi, disposti ad assumersi il rischio sperando in crolli rapidi dell’Euribor.
  • Tasso medio rilevato: 3,37% (tasso puro), confermando il maggiore onere attuale per chi non blocca la rata.

La finestra d’opportunità e l’incognita macroeconomica

Sebbene si assista a un consolidamento del trend ribassista, l’attuale finestra d’opportunità non deve essere considerata illimitata.
Le future direttrici di politica monetaria della BCE, infatti, restano strettamente vincolate a un contesto economico e geopolitico internazionale altamente fluido, dove improvvisi shock energetici o fiammate inflattive potrebbero generare repentine inversioni di rotta sui tassi interbancari.

In questo scenario di potenziale volatilità l’azione più razionale consiste nello sfruttare l’eventuale disponibilità degli Istituti di credito a negoziare condizioni migliorative (sconti sullo spread bancario), pur di erogare nuovi volumi.
Confrontare preventivamente 3 o 4 Banche, quindi, è come sempre consigliabile per cercare di far leva sulla concorrenza e ridurre l’impatto dei costi accessori.

Fonte: BANCA D’ITALIA – 12 maggio 2026

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