
Come comunicato dalla BANCA D’ITALIA, attraverso il consueto report mensile, a settembre 2025 i tassi di interesse sui nuovi prestiti erogati nel mese alle famiglie per l’acquisto di abitazioni – comprensivi delle spese accessorie (Taeg, Tasso Annuale Effettivo Globale), si sono collocati al 3,71% (3,67% nel mese precedente, 3,82% a settembre 2024).
La quota di questi prestiti, con periodo di determinazione iniziale del tasso fino a 1 anno, è scesa all’11,5% (16,4% nel mese precedente), indicando una minore preferenza delle famiglie per soluzioni a tasso variabile.
Questa forte contrazione indica una chiara tendenza nelle preferenze dei mutuatari, che si orientano con decisione verso soluzioni a tasso fisso, o a tasso variabile con maggiori durate iniziali.
Tale tendenza può riflettere due fattori chiave:
- La ricerca di maggiore stabilità e certezza della rata nel lungo periodo, in un contesto di tassi percepiti come ancora vantaggiosi.
- La minore aspettativa di ulteriori e imminenti ribassi del costo del denaro, che spinge i consumatori a “bloccare” le condizioni attuali per proteggersi da future oscillazioni.
Il “costo accessorio” del mutuo sta aumentando:
Un’analisi più approfondita rivela un dettaglio cruciale: la differenza (lo spread) tra il Taeg (3,71%) e il tasso di interesse puro sulle erogazioni effettive (3,27%) è di 0,44 punti percentuali.
Questo differenziale, che rappresenta il peso di spese di istruttoria, perizie, polizze e altri oneri accessori, è in crescita rispetto ai mesi precedenti.
Anche se i tassi di interesse puri rimangono stabili o salgono di poco, il costo complessivo effettivo per le famiglie sta aumentando a causa di maggiori oneri accessori applicati dalle banche.
Per chi cerca un mutuo, questo implica la necessità di non fermarsi al tasso di interesse pubblicizzato, ma di esaminare con estrema attenzione il Taeg e tutte le voci di costo nel dettaglio.
Le aspettative sui tassi futuri sono già “scritte” nei tassi di oggi:
I dati mostrano che il tasso medio per i mutui con durata iniziale superiore a 1 anno (proxy del tasso fisso) è del 3,31%, mentre quello per i mutui fino a 1 anno (proxy del variabile) è più basso, al 3,10%.
Le banche stanno probabilmente prezzando il rischio di futuri aumenti dei tassi di interesse ed offrono un tasso più basso per il breve termine, chiedendo un “premio” per bloccare il tasso per un periodo più lungo.
Il fatto che le famiglie stiano abbandonando in massa la soluzione a breve termine, nonostante sia più economica oggi, è la prova definitiva che sia le banche che i consumatori si aspettino che il costo del denaro si stabilizzi, o aumenti in futuro.
La scelta, quindi, non è più basata sul risparmio immediato, ma sulla mitigazione del rischio futuro.
Il volume dei mutui erogati è in forte crescita:
Incrociando questi dati con quelli sui volumi, si scopre che a settembre 2025 sono stati erogati 6,3 miliardi di euro per l’acquisto di abitazioni.
Questo valore è non solo nettamente superiore ai 2,3 miliardi di agosto, ma anche ai 5,5 miliardi di settembre 2024.
Il mercato immobiliare è più attivo e dinamico rispetto all’anno precedente.
L’aumento dei volumi, nonostante un Taeg in leggero rialzo, suggerisce che molti acquirenti potrebbero aver deciso di agire ora, spinti dalla convinzione che i tassi abbiano raggiunto il loro punto minimo e che attendere ulteriormente potrebbe significare affrontare condizioni meno vantaggiose.
Un mercato che sceglie la prudenza:
In conclusione, i dati di settembre 2025 non rappresentano una semplice variazione statistica, ma delineano un chiaro segnale nel mercato dei mutui.
Il leggero rialzo del TAEG, unito al crollo della domanda per soluzioni a tasso variabile di breve periodo, segnala che i mutuatari percepiscono la fine del ciclo di ribassi.
La priorità sembra essere non più lo scommettere su futuri cali del costo del denaro, bensì il cercare di capitalizzare le condizioni attuali, ritenute ancora vantaggiose, per garantirsi stabilità e prevedibilità di spesa nel lungo termine.
Questo consolidamento delle preferenze verso il tasso fisso indica l’ingresso in una fase di mercato più matura e consapevole, dove la gestione prudente del rischio prevale sulla speculazione, orientando le famiglie verso decisioni finanziarie più conservative e sostenibili.
Fonte: BANCA D’ITALIA – 11 novembre 2025
Il paradosso delle scelte: la prudenza del tasso fisso, che ha penalizzato l’economia italiana