
Il mercato della nuda proprietà in Italia sta vivendo una fase di notevole espansione, secondo le ultime rilevazioni del portale Immobiliare.it.
Nel primo semestre del 2025, infatti, la domanda di questi immobili è aumentata del +12% rispetto allo stesso periodo del 2024 ed ha registrato un’impennata del +36% nel confronto con il 2021.
Ma cos’è la nuda proprietà, come si calcola il valore, quali sono i diritti reali di godimento riservabili dal venditore, i vantaggi fiscali ed economici, la ripartizione delle spese e delle tasse? E quali sono i motivi di questo rinnovato interesse?
Cos’è la nuda proprietà?
Prima di analizzare i dati di mercato, è fondamentale capire cosa sia la nuda proprietà, ovvero questa modalità di acquisto in cui si diventa proprietari di un immobile, ma senza il diritto immediato di goderne.
La proprietà viene, di fatto, “spogliata” del suo potere più visibile: l’utilizzo.
Il venditore, infatti, cede la titolarità del bene ma si riserva un diritto reale di godimento, la cui natura definisce con precisione cosa potrà fare con l’immobile.
L’acquirente, definito nudo proprietario, diventerà proprietario a tutti gli effetti, con il pieno e completo godimento del bene, solo nel momento in cui il diritto riservato dal venditore si estinguerà, per scadenza dei termini contrattuali o per il decesso del suo titolare.
Quali diritti reali di godimento si può riservare il venditore?
Quando cede la nuda proprietà, quindi, il venditore può riservare per sé uno dei tre diritti reali di godimento previsti dalla legge, ciascuno con caratteristiche e facoltà ben precise.
1. Usufrutto:
L’usufrutto (art. 981-1020 c.c.) è il diritto reale più completo. Il suo titolare (l’usufruttuario) può godere del bene e trarne ogni utilità (inclusi i frutti, come i canoni di locazione), con il solo obbligo di rispettarne la destinazione economica.
Nello specifico, ha diritto a:
- Uso completo del bene: utilizzarlo in tutte le sue funzioni.
- Godimento dei frutti: percepire tutti i frutti che l’immobile può generare, sia civili (come i canoni di un’eventuale locazione) sia naturali (come i prodotti di un orto o di un frutteto annesso alla proprietà).
- Cessione del diritto: a differenza dei diritti che seguono (Uso e Abitazione), l’usufruttuario può cedere il proprio diritto a terzi (per un certo tempo o per tutta la sua durata).
Può essere vitalizio (si estingue con la morte del primo titolare) o a termine (per un periodo prestabilito).
2. Diritto di Abitazione:
Il diritto di abitazione (art. 1022 c.c.) è il più restrittivo e si applica esclusivamente agli immobili ad uso abitativo e alle relative pertinenze.
- Uso personale: ovvero, la facoltà di “abitare” la casa per i bisogni del titolare e della sua famiglia.
- Divieto di cessione e locazione: il titolare di questo diritto non può in alcun modo cederlo a terzi, né locare l’immobile.
3. Diritto di Uso:
Il diritto di uso (art. 1021 c.c.) consente al suo titolare (l’usuario) di servirsi del bene limitatamente ai bisogni suoi e della sua famiglia, ma, a differenza del diritto di abitazione, può applicarsi a qualsiasi tipo di bene (es. un terreno, un’auto), non solo agli immobili ad uso residenziale.
- Divieto di cessione e locazione: come il diritto reale precedente, anche il diritto d’uso non può essere ceduto a terzi, né il bene essere dato in affitto.
Le scelte e opzioni:
La vendita della nuda proprietà è un’operazione “sartoriale” e può essere personalizzarla in base alle personali esigenze:
1. Quale diritto riservarsi?
La scelta del diritto definisce il livello di controllo e le facoltà che si mantengono sull’immobile:
- Usufrutto: è la scelta ideale per chi desidera la massima flessibilità, mantenendo non solo l’uso personale ma anche la possibilità di affittare l’immobile e percepirne un reddito.
- Uso o Abitazione: opzioni perfette, per chi ha la sola esigenza di utilizzare personalmente l’immobile. Inoltre, essendo diritti più limitati (non consentono di affittare), offrono all’acquirente una maggiore certezza sul futuro del bene.
2. Per quanto tempo? (durata del diritto)
La durata incide direttamente sul valore della nuda proprietà e sull’appetibilità dell’offerta:
- Vitalizio: offre la massima garanzia al venditore, che mantiene il diritto per tutta la vita. Per l’acquirente, l’incertezza sulla durata si traduce in un prezzo di acquisto più basso.
- A termine: stabilire una durata fissa (es. 15 o 20 anni) crea un equilibrio. L’acquirente ha la certezza di quando entrerà in possesso del bene, il che può tradursi in un prezzo di vendita più alto per il venditore.
3. Definire le regole (clausole accessorie):
L’atto notarile può essere personalizzato con clausole specifiche per prevenire future dispute e chiarire ogni aspetto della “convivenza” a distanza con il nudo proprietario.
È fondamentale, quindi, definire:
- Ripartizione delle spese: chiarire in dettaglio chi paga per la manutenzione ordinaria e, soprattutto, per quella straordinaria, andando oltre le definizioni di base del Codice Civile.
- Assicurazione dell’immobile: stabilire chi è tenuto a stipulare e pagare la polizza assicurativa contro danni come incendio o eventi atmosferici.
- Opzioni sul futuro (Diritto di prelazione): il venditore può riservarsi il diritto di essere il primo a poter ricomprare la nuda proprietà, qualora l’acquirente decidesse di venderla a sua volta.
Quali sono i vantaggi economici, fiscali e successori?
Vendere la nuda proprietà è una scelta strategica, che offre numerosi vantaggi concreti al venditore.
Questi sono suddivisibili sostanzialmente in tre macro-aree:
1. Vantaggi economici e pratici:
- Liquidità immediata: ottenere una somma di denaro importante per realizzare progetti, integrare la pensione o gestire altre necessità, senza dover lasciare la propria casa.
- Permanenza nell’immobile: continuare a utilizzare l’abitazione per tutta la vita (o per il periodo pattuito), mantenendo le proprie abitudini e la propria rete sociale.
- Possibilità di reddito (con usufrutto): se si riserva il diritto di usufrutto, è possibile affittare l’immobile e percepire un canone, generando una rendita aggiuntiva.
2. Vantaggi fiscali e di gestione:
- Maggiore appetibilità sul mercato: poiché l’acquirente paga le imposte solo sul valore della nuda proprietà (e non su quello della piena proprietà), l’immobile risulta fiscalmente più conveniente e attraente.
- Riduzione delle spese future: le imposte sulla proprietà (come l’IMU) e le spese di manutenzione straordinaria passano a carico del nudo proprietario, alleggerendo gli oneri futuri del venditore.
3. Vantaggi in ottica successoria:
- Semplificazione ereditaria: al decesso del venditore, l’immobile non rientra nel suo asse ereditario. Il nudo proprietario ne diventa automaticamente pieno proprietario, senza necessità di atti di successione per quel bene.
- Pianificazione patrimoniale: è uno strumento efficace per gestire in anticipo il passaggio generazionale del patrimonio, potendo distribuire la liquidità ottenuta tra gli eredi e prevenendo potenziali dispute future.
- Mantenimento agevolazioni “prima casa”: in casi specifici di pianificazione avanzata, il conferimento della nuda proprietà in un trust (uno strumento giuridico di gestione patrimoniale) non fa decadere dai benefici fiscali, anche se effettuato prima del vincolo dei 5 anni dall’acquisto.
Il punto di vista dell’acquirente: vantaggi e criticità
Acquistare una nuda proprietà è una scelta strategica che offre notevoli opportunità all’investitore (o nudo proprietario), a patto di valutarne con attenzione sia i vantaggi che le criticità.
I vantaggi principali (per l’acquirente):
- Prezzo di acquisto ridotto: acquistare un immobile pagando solo una parte del suo valore di mercato, permettendo di accedere a proprietà di pregio con un capitale iniziale ridotto.
- Potenziale rivalutazione dell’immobile: beneficiare dell’eventuale aumento di valore dell’intera proprietà, pur avendone pagata solo una frazione. Alla fine dell’usufrutto, quindi, si potrebbe avere un bene dal valore potenzialmente più alto.
- Pianificazione a lungo termine: è una soluzione perfetta per chi non ha necessità abitative immediate e vuole pianificare il futuro, ad esempio per i propri figli o per integrare la pensione.
- Oneri di gestione ridotti: per tutta la durata del diritto, le imposte sulla proprietà (IMU, TARI) e le spese di manutenzione ordinaria, sono a carico del titolare del diritto di godimento (usufruttuario, usuario o titolare del diritto di abitazione).
Le criticità da considerare:
- Nessun utilizzo né reddito immediato: l’acquirente non può né abitare né affittare l’immobile fino all’estinzione del diritto. In caso di usufrutto vitalizio, i tempi per entrare in pieno possesso sono incerti.
- Responsabilità sulle spese straordinarie: tutte le grandi opere di manutenzione (tetto, facciata, impianti strutturali) sono a carico del nudo proprietario, che deve sostenerne i costi senza poter usufruire del bene.
- Capitale immobilizzato: l’importo investito rimane bloccato e non genera introiti (come per l’affitto) per tutta la durata del diritto, rendendo l’investimento “illiquido”.
Come si determina il prezzo?
Questa è una delle domande più importanti e spesso fonte di grande confusione.
È infatti essenziale distinguere tra due concetti completamente diversi: il valore commerciale (il prezzo di vendita) e il valore fiscale (la base utilizzata per il calcolo delle imposte).
1. Il Valore commerciale:
Non si calcola con una “formula ministeriale”, ma è il risultato di una valutazione di mercato e di un’eventuale successiva trattativa.
Il calcolo segue questi passaggi:
- Stima del valore della piena proprietà: per prima cosa, deve essere effettuata un’accurata valutazione immobiliare, per stimare l’immobile al suo pieno valore di mercato, come se fosse venduto libero.
- Applicazione di una riduzione: a questo valore viene applicata una percentuale di abbattimento, per quantificare economicamente il diritto di godimento che rimane al venditore.
- Fattori che influenzano questo calcolo: sebbene l’età dell’usufruttuario sia uno dei fattori principali, la riduzione del valore può variare significativamente anche in base all’andamento del mercato locale, alle caratteristiche dell’immobile ed all’effettiva domanda per questo tipo di investimento.
Il valore della nuda proprietà si ottiene, quindi, applicando questo decremento al valore della piena proprietà, a seguito della corretta valutazione di un bene a cui è stata sottratta la componente del godimento immediato.
2. Il Valore fiscale:
Questo valore viene utilizzato per calcolare le imposte (registro, ipotecaria e catastale) dovute sulla compravendita. È solo in questa fase che entrano in gioco i famosi “coefficienti ministeriali” (aggiornati periodicamente).
Grazie al sistema del “prezzo-valore”, infatti, l’acquirente può richiedere che le imposte vengano calcolate non sul prezzo di vendita, ma sul valore catastale. Questi coefficienti ministeriali, basati sull’età dell’usufruttuario, servono appunto a determinare, la quota parte di tale valore catastale attribuibile alla nuda proprietà, che diventerà la base imponibile effettiva.
Esempio pratico (a scopo puramente illustrativo):
1: DETERMINAZIONE DEL PREZZO DI VENDITA (VALORE COMMERCIALE)
- Un esperto operatore immobiliare stima che il valore di mercato della piena proprietà sia di 250.000 euro e, considerando l’età dell’usufruttuario (78 anni) ed altri fattori, determina una valutazione commerciale della nuda proprietà di circa 170.000 euro.
- Le parti (venditore e acquirente), dopo una trattativa sul prezzo richiesto, si accordano per un prezzo di vendita di 165.000 euro.
2: CALCOLO DELLA BASE IMPONIBILE PER LE IMPOSTE
La base imponibile si ottiene moltiplicando la rendita catastale (rivalutata del 5%) per un coefficiente che cambia a seconda che l’acquirente usufruisca o meno delle agevolazioni “prima casa”.
- L’immobile ha una rendita catastale di 800 euro.
La rendita rivalutata sarebbe, quindi, di 800 euro x 1,05 = 840 euro.
Scenario A: acquisto con agevolazioni “Prima Casa”
- Il moltiplicatore catastale è 110.
- Valore catastale piena proprietà: 840 euro x 110 = 92.400 euro.
- Applicando, in questo caso, il coefficiente ministeriale del 75% per la nuda proprietà, la base imponibile sarebbe: 92.400 euro x 75% = 69.300 euro.
- L’imposta di registro (2%) si calcolerà su questo importo.
Scenario B: acquisto senza agevolazioni “Prima Casa” (es. seconda casa)
- Il moltiplicatore catastale è 120.
- Valore catastale piena proprietà: 840 euro x 120 = 100.800 euro.
- Applicando lo stesso coefficiente del 75%, la base imponibile sarebbe: 100.800 euro x 75% = 75.600 euro.
- L’imposta di registro (9%) si calcolerà, quindi, su questo importo.
ATTENZIONE: i valori numerici (coefficienti, moltiplicatori, aliquote) utilizzati in questo esempio sono puramente indicativi e possono essere soggetti a variazioni normative.
Per un calcolo preciso, è indispensabile consultare le più recenti tabelle ufficiali dell’Agenzia delle Entrate o un professionista di riferimento.
Una valutazione complessiva, che richiede competenza e precisione:
Determinare il valore di compravendita di una nuda proprietà è un processo articolato, che va ben oltre la semplice consultazione di una tabella di coefficienti.
Ogni passaggio richiede la giusta attenzione, per compiere le scelte in modo opportuno e consapevole.
Puoi provare a farlo senza l’aiuto di nessuno, oppure affidarti alla nostra esperienza, per ottenere il massimo possibile, con il minimo rischio.
Decidi tu! Siamo certi che saprai scegliere l’opzione migliore.
Richiedi un contatto di approfondimento:
La richiesta non pone vincolo alcuno e non è reciprocamente impegnativa, ma ti invitiamo comunque a consultare preventivamente l’informativa di legge.
La ripartizione delle spese e delle tasse: chi paga cosa?
La legge e la prassi definiscono una ripartizione generale degli oneri, ma è fondamentale sapere che questa può essere modificata da accordi specifici tra le parti.
La seguente tabella illustra lo scenario più comune:
| A carico del Titolare del Diritto di Godimento (es. Usufruttuario) | A carico del Nudo Proprietario (Acquirente) |
|---|---|
| IMU, TARI e altre imposte sul reddito dell’immobile* | Imposte sulla proprietà (es. imposta di successione, donazione) |
| Manutenzione ordinaria (riparazioni minori, cura dell’immobile, caldaia)** | Manutenzione straordinaria (rifacimento tetto, facciata, impianti strutturali)** |
| Spese condominiali ordinarie** | Spese condominiali straordinarie** |
| Eventuale tassazione IRPEF sui canoni di locazione percepiti | Nessuna tassazione sul reddito fino all’estinzione dell’usufrutto |
*IMU e TARI: una precisazione necessaria
Sebbene la legge identifichi come soggetto passivo d’imposta chi ha il diritto reale di godimento sull’immobile, questa non è una regola assoluta. La ripartizione finale può infatti dipendere da:
- Pattuizioni Contrattuali: L’atto di compravendita può contenere clausole specifiche che derogano alla regola generale.
- Tipologia di Diritto: La responsabilità ricade sul titolare del diritto specifico (usufrutto, uso o abitazione).
- Interpretazioni Giuridiche: Gli orientamenti legali e le normative locali possono influenzare l’applicazione delle imposte.
**Spese Condominiali e Manutenzione: una precisazione necessaria
La semplice distinzione “ordinario/straordinario” è una semplificazione che non cattura la complessità giuridica. La ripartizione dipende spesso da:
- Natura dell’Intervento: Si valuta se la spesa sia legata all’uso e al godimento del bene (a carico dell’usufruttuario) o se sia finalizzata alla conservazione o all’innovazione della struttura (a carico del nudo proprietario).
- Utilità Effettiva: La spesa può essere attribuita in base a chi ne trae maggiore beneficio.
- Orientamenti Giurisprudenziali: Le decisioni dei tribunali possono creare precedenti specifici che influenzano la ripartizione.
Pertanto, è sempre fondamentale che l’atto notarile definisca ogni aspetto nel dettaglio. In caso di dubbio, quindi, consultare un professionista è sempre la scelta più saggia.
Domande frequenti (FAQ):
Il nudo proprietario può vendere la nuda proprietà a qualcun altro?
Sì, la nuda proprietà è un diritto che può essere venduto in qualsiasi momento. L’acquirente originale può cederla a un terzo, che acquisterà il bene alle medesime condizioni, ovvero con l’obbligo di rispettare il diritto di usufrutto esistente.
Cosa succede se l’usufruttuario non si prende cura della casa?
L’usufruttuario ha l’obbligo di mantenere l’immobile con la “diligenza del buon padre di famiglia”. Se causa danni o lascia che il bene si deteriori per incuria, il nudo proprietario può intraprendere azioni legali per tutelare il proprio investimento, arrivando a chiedere la cessazione dell’usufrutto nei casi più gravi.
Gli eredi dell’usufruttuario ereditano il suo diritto?
No, come regola generale il diritto di usufrutto è strettamente legato alla persona del suo titolare e, alla sua morte, non si trasmette agli eredi.
In quel momento, infatti, il nudo proprietario diventa pieno proprietario.
Tuttavia, questa affermazione, sebbene corretta per il caso più comune (l’usufrutto vitalizio), richiede delle precisazioni importanti:
- Usufrutto a termine: se l’usufrutto non è vitalizio ma ha una durata prestabilita (es. 20 anni), in caso di morte dell’usufruttuario prima della scadenza, il diritto può essere trasmesso ai suoi eredi, ma solo per il tempo rimanente fino alla scadenza originaria.
- Clausole contrattuali: l’atto di compravendita potrebbe, in rari casi, contenere clausole specifiche che modificano le regole generali sulla trasferibilità del diritto.
L’usufruttuario può essere sfrattato?
No. Il diritto dell’usufruttuario è tutelato dall’atto notarile di compravendita. Non può essere sfrattato dal nudo proprietario, a meno che non commetta abusi gravi e documentati che mettano a rischio l’integrità dell’immobile.
È possibile richiedere un mutuo per acquistare una nuda proprietà?
Sì, in teoria è possibile, ma è un’operazione finanziaria significativamente più complessa rispetto all’acquisto di una piena proprietà. È importante essere consapevoli delle seguenti criticità:
- Offerta Limitata: Non tutte le banche operano in questo settore di nicchia. Solo un numero ristretto di istituti di credito è disposto a finanziare l’acquisto della nuda proprietà.
- Condizioni più Restrittive: Le banche che offrono questo prodotto applicano generalmente condizioni più severe. L’importo massimo finanziabile (Loan-to-Value) è spesso più basso rispetto ai mutui tradizionali.
- Garanzie Maggiori: A causa del rischio percepito (legato all’indisponibilità immediata del bene e all’incertezza sui tempi), le banche possono richiedere garanzie personali o patrimoniali aggiuntive oltre all’ipoteca sull’immobile.
Per questi motivi, chi intende acquistare una nuda proprietà tramite mutuo deve prepararsi a un processo di valutazione del credito più approfondito e a condizioni potenzialmente meno vantaggiose.
L’usufruttuario può fare modifiche o ristrutturazioni all’immobile?
L’usufruttuario può eseguire lavori di miglioramento e addizioni, purché non alterino la destinazione economica del bene (es. trasformare un appartamento in un ufficio). Non può, tuttavia, demolire o modificare elementi strutturali senza il consenso del nudo proprietario.
Chi interviene in caso di dispute sulla natura delle spese?
Questa è una delle aree di potenziale conflitto più comuni. Se le parti non trovano un accordo, la questione può essere portata davanti all’autorità giudiziaria, che nominerà un perito tecnico per valutare la natura dell’intervento (ordinario vs straordinario) e attribuire correttamente la spesa.
Cosa succede se l’usufruttuario decide di trasferirsi?
Se ha un diritto di usufrutto, può affittare l’immobile a terzi e utilizzare il canone per le proprie necessità. Se invece ha solo un diritto di abitazione, non può affittarlo; l’opzione migliore è trovare un accordo con il nudo proprietario per una rinuncia formale al diritto.
Nota bene:
Le informazioni contenute in questa guida hanno uno scopo puramente informativo e divulgativo e non costituiscono in alcun modo una consulenza legale, fiscale o finanziaria. L’argomento in esame è complesso e presenta numerose variabili che non possono essere esaurite in questa sede.
In particolare, gli aspetti fiscali e la ripartizione delle spese possono variare significativamente in base alle pattuizioni contenute nel singolo atto notarile, alla tipologia di diritto concesso e agli orientamenti giuridici e normativi vigenti.
Si raccomanda vivamente, quindi, di non prendere decisioni basandosi unicamente su queste informazioni e di rivolgersi a qualificate figure professionali (notaio, avvocato, consulente fiscale) prima di intraprendere qualsiasi operazione di compravendita.
Per ricevere una consulenza personalizzata e garantire la piena correttezza dell’intera operazione.
Andamento del mercato:
La crescita della domanda, rilevata da Immobiliare.it nel primo semestre del 2025, avviene nonostante un incremento dei prezzi, saliti del +2% nell’ultimo anno e del +9% negli ultimi quattro.
Tuttavia, l’acquisto in nuda proprietà rimane vantaggioso ed il prezzo medio si attesta a 2.034 euro/mq, una cifra inferiore di 75 euro/mq rispetto ai 2.109 euro/mq richiesti per un immobile sul mercato tradizionale.
Perché la nuda proprietà continua a crescere?
Il successo di questo segmento non è casuale.
La nuda proprietà rappresenta una soluzione strategica e attraente per due profili principali:
- Venditori: solitamente persone di età superiore ai 65 anni, che ottengono liquidità immediata senza perdere il diritto di abitare nella propria casa (usufrutto).
- Acquirenti: chi cerca operazioni a lungo termine da destinare a figli, o ampliare il proprio patrimonio immobiliare con un investimento iniziale comunque più basso rispetto all’acquisto della piena proprietà.
Le differenze di prezzo sul territorio:
L’analisi geografica mostra un’Italia a più velocità per quanto riguarda i costi.
Il Nord-Ovest si conferma l’area più cara, seguita dal Centro, con le Isole che risultano, invece, le più economiche.
Questi i prezzi medi al metro quadro per area:
- Nord-Ovest: 2.230 euro/mq (con un aumento record del +26% dal 2021);
- Centro: 2.187 euro/mq;
- Nord-Est: 1.682 euro/mq;
- Sud: 1.655 euro/mq;
- Isole: 1.145 euro/mq.
La domanda cresce in tutta la penisola:
L’interesse per la nuda proprietà è in rialzo in tutte le macro-aree, senza eccezioni.
La crescita più marcata si registra nel Nord, con il Nord-Ovest che segna un +17% e il Nord-Est un +15%, ma anche il Sud mostra un solido +11%, mentre Centro e Isole registrano incrementi più contenuti, rispettivamente del +7% e +6%.
L’offerta di immobili si adegua alla domanda:
Parallelamente alla richiesta, anche lo stock di immobili in nuda proprietà è aumentato, con una crescita nazionale dell’ +11% negli ultimi 12 mesi, con l’incremento più significativo che si osserva al Sud (+26%).
La maggior parte dell’offerta si concentra nel Centro (38%) e nel Nord-Ovest (34%), con il trilocale che si conferma essere la tipologia più diffusa, rappresentando il 33% del totale.
Focus sulle grandi città: Milano, Roma, Firenze e Napoli
L’andamento del mercato varia notevolmente anche all’interno dei principali capoluoghi italiani.
Milano si distingue per i prezzi più elevati e la maggiore crescita della domanda, mentre Firenze, invece, risulta essere l’unica città in cui l’offerta è diminuita nell’ultimo anno.
Ecco una sintesi dei principali indicatori, nelle grandi città:
- Milano: è la città più cara con oltre 4.100 euro/mq. I prezzi sono aumentati del +8% e la domanda del +14% in un anno. Lo stock di immobili è cresciuto del +6%.
- Roma: il prezzo medio è di 2.648 euro/mq, con un aumento del +3%. La domanda è salita del +7% e l’offerta dell’+8%.
- Firenze: i prezzi sono stabili sopra i 2.400 euro/mq. La domanda mostra un forte interesse con un +13%, ma l’offerta è in calo del -4%. Qui il quadrilocale (35%) è più richiesto del trilocale.
- Napoli: i prezzi si attestano poco sopra i 2.400 euro/mq (+4%). La domanda è aumentata del +8% e l’offerta ha registrato un boom del +14%.
Un mercato maturo:
In sintesi, i dati delineano un quadro chiaro, in cui la nuda proprietà non è più un segmento di nicchia, ma una componente strutturale e in piena maturazione del mercato immobiliare italiano.
Questa crescita riflette una duplice esigenza: da un lato, la necessità di liquidità da parte di una popolazione che invecchia, mentre dall’altro la ricerca di investimenti immobiliari più accessibili.
Il mercato, quindi, sembra adattarsi alle nuove dinamiche sociali ed economiche, offrendo soluzioni vantaggiose sia per i venditori che per gli acquirenti.
Fonte: Immobiliare.it – 9 settembre 2025