OMI: Rapporto Immobiliare 2020 del mercato non residenziale


Nel Rapporto dell’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate (OMI), si rileva come anche nel 2019 i settori del mercato non residenziale risultino complessivamente in espansione, confermando una dinamica in atto positiva dal 2014.
Il settore non residenziale, in particolare i settori terziario-commerciale, produttivo e agricolo, rappresentano, in termini di volumi di scambio, circa il 10% del mercato complessivo (quasi il 15% in termini di stock).

Nel 2019 il valore di scambio stimato per i tre settori ammonta complessivamente a 15,9 miliardi di Euro, circa 300 milioni di Euro più del 2018 (+1,9%); il dato deriva dall’effetto combinato dell’espansione del settore Negozi (+7,4%) e dei tassi negativi registrati per gli uffici (-2,8%) e per il settore produttivo (-1%).

La superficie totale compravenduta (stimata) ammonta a oltre 1,6 milioni di m2 per il settore degli uffici (superficie media di circa 155 m2), a circa 3,9 milioni di m2 per il settore dei negozi (superficie media 125 m2 circa) e a oltre 13 milioni di m2 per il settore produttivo (superficie media 1.078 m2).

La quota del valore di scambio collegata agli uffici è stimata pari a circa 3 miliardi di Euro (quasi il 20% del totale) ed è significativamente inferiore a quella stimata per i negozi e gli immobili produttivi, circa 6,4 miliardi di euro in entrambi i casi, con una quota relativa pari al 40% circa per entrambi ambedue i settori.

La maggior quota del ‘fatturato’ 2019, oltre il 40% del valore di scambio complessivo (6,5 miliardi di Euro), è realizzato per gli immobili ubicati nelle regioni del Nord Ovest.
Complessivamente dal 2008 è il settore produttivo a registrare le maggiori perdite di ‘fatturato’, con un valore di scambio, nel 2019, ridotto del 40%. Un calo appena più attenuato, intorno al 35%, ha interessato uffici e negozi, quest’ultimi, come si è visto, in recupero ininterrotto dal 2016.

L’andamento del numero indice NTN nazionale, con base 100 all’anno 2004, evidenzia come la flessione dei volumi di compravendita sia cominciata nel 2006, con un calo particolarmente accentuato negli anni 2008 e 2009.
Dopo il biennio 2010-2011, con le compravendite che contengono le perdite o addirittura accennano una piccola ripresa (produttivo), gli scambi sono nuovamente in ripido calo nel 2012, un andamento che si conferma, anche se con minore intensità, anche nel 2013.
Nel 2014 e nel 2015 le flessioni si attenuano, mostrando i primi segnali di un’inversione di tendenza che si è poi concretizzata negli anni successivi con una ripresa, a tratti indebolita e con qualche eccezione (gli uffici in calo nel 2018).

La condizione di sostanziale crescita delle unità compravendute osservata a partire dal 2015 e fino all’anno 2019, nel 2020 sarà rimessa in discussione a causa dell’impatto della pandemia COVID-19 sugli andamenti dell’economia nazionale, sui redditi di famiglie e imprese e conseguentemente sui mercati immobiliari.
L’entità di questi effetti, a parte i periodi di totale assenza dell’attività di scambio dovuta al cosiddetto “lockdown” (confinamento) dei mesi di marzo e aprile 2020, è assai incerta, comunque strettamente connessa agli andamenti complessivi dell’attività economica e alla ripresa degli investimenti da parte delle imprese.
È da prefigurarsi, in linea tendenziale, una interruzione nel 2020, si spera temporanea, della linea di crescita sperimentata fino allo scorso anno.

I dati nazionali e per area territoriale, mostrano ancora, senza eccezioni, un calo generalizzato dei valori, con tassi che vanno dal -1,4% del settore produttivo al -0,7% rilevato nel comparto degli uffici.
L’indice delle quotazioni OMI, mostra valori sostanzialmente in calo dal 2008; i negozi sono il segmento del non residenziale con la maggior perdita di valore, oltre il 20% dal 2008.


Le tipologie immobiliari oggetto di particolare approfondimento in quest’analisi sono quelle tradizionalmente collegate ai settori terziario (uffici A/10), commerciale (negozi C/1 e laboratori C/3) e produttivo (capannoni D/1 e industrie D/7).
Per tali tipologie si propone un’analisi dettagliata dello stock immobiliare, degli andamenti dei volumi di compravendita e delle quotazioni di mercato.

IL MERCATO DEGLI UFFICI:
1. Lo stock immobiliare: nel 2019 risultano censite negli archivi catastali quasi 640.000 unità immobiliari della tipologia uffici, corrispondenti alla categoria catastale A/10 (uffici e studi privati).
È necessario specificare che la categoria catastale A/10 non include l’effettivo stock immobiliare nazionale realmente destinato a tale uso, in quanto non solo è frequente l’utilizzo ad ufficio dell’unità immobiliare residenziale senza che ciò comporti una conseguente variazione di categoria catastale, ma per alcuni comuni minori non è stata definita la categoria A/10 (e relativa tariffa d’estimo) e le unità ad uso ufficio vengono censite nella categoria A/2 (abitazioni civili), il che rende evidentemente impossibile una loro identificazione distinta dalla banca dati del Catasto.

Va considerato, inoltre, che nella categoria catastale A/10 non rientra la maggior parte degli edifici ‘strutturati’ per ufficio che vengono censiti, invece, nelle categorie non ordinarie del gruppo D7.

Lo stock realmente utilizzato per uffici risulterebbe, pertanto, sicuramente superiore a quello censito in Catasto nella sola categoria A/10; non è possibile, tuttavia, individuare il peso di questa sottostima e quindi non si può che rimanere ancorati alla classificazione catastale, che indica nella categoria A/10 gli uffici.

Premesso ciò, si può osservare che il Nord presenta più della metà delle unità censite come uffici (quasi il 54% del totale nazionale), poco più del 20% è localizzato nell’area Centro, poco più del 25% al Sud e nelle Isole.
Scendendo alla scala regionale, il dato nettamente più rilevante si riscontra in Lombardia (21,5%), seguita da Emilia-Romagna e Veneto, che, sommate, contano il 21,3% del totale (ovvero meno della sola Lombardia); al di fuori dell’area settentrionale, i dati più significativi si osservano nel Lazio (8%) e in Toscana (7,9%) in Centro, mentre al Sud spiccano Campania e Puglia (rispettivamente 6,1% e 5,4%) e nelle Isole la Sardegna (5,6%).

2. I volumi di compravendita: dopo il segno negativo del 2018, le compravendite di unità immobiliari a destinazione ufficio hanno segnato, nel 2019, una nuova crescita in termini di volumi (+4,8%), con un NTN nazionale che supera di nuovo le 10.000 unità.
In tutte le aree si registra una crescita dei volumi scambiati, con l’eccezione del Sud dove il calo è del 2,3%.

Alla scala regionale, la regione con il più alto NTN è la Lombardia (+0,7% sul 2018); i tassi di crescita più elevati si rilevano, oltre che nelle regioni caratterizzate da NTN più bassi in termini assoluti (Molise e Valle d’Aosta), in Sicilia (+17,8%) e nelle Marche (+20,3%).

Oltre il 60% delle compravendite resta concentrato al Nord (il 35,5% nel Nord Ovest, il 25,4% nel Nord Est); la Lombardia, come detto, presenta il mercato regionale più significativo, pari al 27,6% del totale nazionale.
Le dinamiche in termini di intensità del mercato, parametro misurato dall’IMI, rispecchiano quanto descritto a proposito dei volumi scambiati.

Il suo valore assoluto, nella disaggregazione regionale, consente di “pesare” i singoli mercati, con risultati talvolta non scontati.
Il Friuli-Venezia Giulia, che vale solo il 2% del mercato nazionale (in termini di NTN) presenta un IMI pari al 2%, dietro solo alla Lombardia (con IMI pari al 2,1%).

Il confronto tra capoluoghi e comuni non capoluogo, sia in termini di volumi sia di intensità, mostra una prevalenza dei primi; la dinamica mostra rialzi in entrambi i casi, più marcato nei comuni non capoluogo (NTN +5,9%, contro il +3,8% dei capoluoghi). Unico segno negativo si registra nei capoluoghi del Sud (NTN -6,1%, IMI -0,09).

Per quanto riguarda l’andamento del numero indice del NTN degli uffici dal 2004, per aree geografiche a livello nazionale e per i comuni capoluogo, l’analisi delle serie evidenzia per tutte le macro aree e con sporadiche eccezioni di rialzi, che non hanno comunque interessato le aree più dinamiche del Paese (Nord Est e Nord Ovest), un calo progressivo degli scambi fino al 2014.
Con primi segnali positivi nel 2015 che si consolidano nel 2016 (ad eccezione delle Isole) e nel 2017 in tutte le aree; nel 2018 l’espansione si è arrestata, ma riprende nel 2019.
Il livello nazionale delle compravendite degli uffici è nel 2019 dimezzato rispetto all’anno base (2004).

L’andamento dell’indicatore dell’intensità del mercato, IMI, segue le compravendite, evidenziando una flessione generale dal 2006, poi una leggera ripresa, con l’eccezione del calo nel 2018.
La distribuzione per comune del NTN 2018, evidenzia la maggior diffusione di compravendite nei comuni del Nord, mentre nel Sud sono molto più sporadiche le compravendite di uffici.
Dalla stessa mappa risulta che, nel 2019, sono state realizzate compravendite di uffici in circa 1.700 comuni sull’intero territorio nazionale.

3. Le quotazioni: sulla base delle quotazioni OMI medie comunali rilevate nel I e II semestre del 2019, per la tipologia edilizia uffici è stata calcolata una quotazione media, pesata con il relativo stock comunale, per regione e per area territoriale.
A livello nazionale, la quotazione media annuale di riferimento, per unità di superficie, per la tipologia uffici, risulta nel 2019 pari a 1.356 €/m2, dando seguito alla dinamica di diminuzione in atto, per quanto in fase di rallentamento (il tasso del 2019 è -0,7%, dopo il -1,1% del 2018).

L’unica area che ha registrato, in controtendenza, un leggero incremento è stata quella del Nord Ovest (+2,1%), trainata dalla Lombardia (+0,7%) e dal Piemonte (+2,4%) in virtù del corrispondente alto volume di compravendite, rilevato nel paragrafo precedente.
In termini assoluti, la Liguria è l’unica regione con una quotazione media superiore a 2.000 €/m2 (2.005 €/m2), seguita dal Lazio (1.897 €/m2); sono cinque, invece, le regioni che presentano una quotazione media inferiore a 1.000 €/m2 (il Friuli-Venezia Giulia nel Nord Est; Abruzzo, Basilicata e Calabria al Sud; la Sicilia nelle Isole).

L’aggregazione per aree vede il dato più alto nel Centro (1.552 €/m2), mentre i valori più bassi si registrano al Sud (1.100 €/m2, con la Campania unica vera eccezione con una quotazione pari a 1.421 €/m2) e nelle Isole (1.059 €/m2).

Prendendo a riferimento la quotazione media nazionale per la tipologia uffici, risultata pari, come detto, a 1.356 €/m2, è stato calcolato l’indice territoriale, per area e per regione.
L’indice ben sintetizza i divari di quotazione, rispetto al valore medio nazionale, che si osservano tra le regioni esaminate, delle quali già si sono discussi valori assoluti e variazioni.

Considerando i soli comuni capoluogo di provincia, nel 2019 la quotazione media di riferimento nazionale per la tipologia uffici si attesta a 1.831 €/m2, con un calo dell’1,5%.
La disaggregazione regionale suggerisce osservazioni analoghe a quelle già sviluppate per i dati di carattere generale: i tassi sono per lo più negativi, con l’unica eccezione della Lombardia (+1,6%), che traina, per effetto del peso relativo dello stock presente in questa regione, il Nord Ovest in territorio positivo (+0,7%), unica tra le cinque aree.

IL MERCATO DEI NEGOZI:
1. Lo stock immobiliare: Lo stock delle unità immobiliari censite in Catasto nelle categorie C/1 e C/3, che comprende gli immobili a destinazione negozi e laboratori, conta nel 2019 oltre 2,5 milioni di unità sul territorio nazionale.
La distribuzione territoriale mostra come oltre un quarto del totale delle unità immobiliari sia concentrato al Sud (27%), seguito dal Nord Ovest (24,2%) e dal Centro (21,9%)

La disaggregazione regionale vede emergere anche in questo caso la Lombardia (con oltre 360.000 unità), seguita dalla Campania (circa 280 mila unità); nelle altre aree emergono, nel Centro, Lazio (245 mila unità), tra le Isole, la Sicilia (210 mila unità) e il Veneto nel Nord Est (quasi 200 mila unità).

Dall’analisi della distribuzione dello stock per capoluoghi e comuni non capoluogo, si nota che lo stock immobiliare dei negozi si concentra per meno di un terzo nelle città capoluogo e per più di due terzi nei comuni minori; la concentrazione nei capoluoghi risulta in realtà maggiore al Centro (oltre 40%), mentre è sensibilmente al di sotto della media nel meridione (22,1%).

2. I volumi di compravendita: I dati relativi ai volumi di compravendita confermano anche nel 2019 la tendenza espansiva degli anni recenti, passando dal +4,6% nel 2018 (rispetto al 2017) al +6,5% nel 2019 (rispetto al 2018).
L’unica area in controtendenza è rappresentata dalle Isole, dove si registra un -0,7% per effetto del calo rilevato in Sicilia (-1,6%); Valle d’Aosta (-13,6%), Molise (-7,5%) e Abruzzo (-1,8%) sono le altre tre regioni caratterizzate da un calo dei volumi di compravendita.
DI contro, tra le regioni più grandi, si registrano decisi aumenti degli scambi di negozi in Lazio (+15,4%), Emilia Romagna (+14,2%) e Lombardia (+8,9%).

In termini assoluti, in Lombardia si concentra oltre un quinto (20,8%) del totale nazionale, quasi il doppio del Lazio (10,7% del volume nazionale) seconda regione per volumi di scambio.
Anche per quanto riguarda l’IMI (ovvero la quota di stock di immobili a destinazione negozi e laboratori compravenduti), la Lombardia segna il dato più rilevante (1,8%), trainando la relativa area, il Nord Ovest, a un IMI pari a 1,60%; in generale i dati fotografano un dinamismo crescente dal Sud (IMI 0,90%) al Nord, con le Isole che presentano un IMI (0,97%) superiore solo al Sud.

La disaggregazione tra capoluoghi e comuni minori, definita per aree, esprime uno solo tasso negativo, ovvero i non capoluoghi nelle Isole (-11,1%).
In generale, sia in termini assoluti, sia di dinamica, si registra una significativa prevalenza dei comuni minori (59%, contro 41% dei capoluoghi); si segnala, in particolare, il tasso di crescita nei comuni capoluogo nelle Isole, (+16,3%) nel Nord Est (+11,7%) e nel Centro (+11%).

In termini di IMI, invece, permane in ogni area del Paese una significativa prevalenza dei comuni capoluogo, con una media nazionale di 1,68% rispetto all’1,05% dei comuni minori.
La serie storica dal 2004 al 2019 conferma un andamento sostanzialmente analogo in tutti gli ambiti analizzati: a un primo forte calo di volumi di mercato dal 2006 al 2009, accentuatosi soprattutto negli ultimi due anni, è seguita una stabilizzazione nel biennio 2010-2011; nel 2012 si è avuto un nuovo crollo, particolarmente evidente e generalizzato, che ha avuto una coda, seppur non dirompente, nel 2013. Dal 2014 i rialzi sono diffusi e persistono con poche eccezioni.

Una dinamica analoga ha interessato l’IMI, in relazione al quale il confronto tra il 2004 e il 2019 evidenzia, nonostante la ripresa degli ultimi anni, valori ancora lontani, con il dato nazionale che è passato da 2,15% a 1,24%.

3. Le quotazioni: sulla base delle quotazioni OMI medie comunali rilevate nel I e II semestre del 2019, per la tipologia edilizia negozi è stata calcolata una quotazione media, pesata con il relativo stock comunale, per regione e per area territoriale.
La quotazione media di riferimento10, per unità di superficie, per la tipologia negozi a livello nazionale è pari a 1.523 €/m2, in ulteriore calo (-1,1%) rispetto al 2018.

Osservando le quotazioni medie, le rispettive variazioni e l’indice territoriale, per aree geografiche e per regioni, si rileva che tutti i tassi risultano negativi, con due sole eccezioni nelle regioni Lombardia (+1,2%) e Campania (+0,1%).

Tra le aree, il valore assoluto più alto è quello del Centro (1.7111 €/m2), che presenta, ancora una volta, il tasso negativo più rilevante (-2,7%); un leggero rialzo, determinato dal risultato della Lombardia, si è registrato nel Nord Ovest (+0,2%); la quotazione media più bassa resta quella delle Isole (1.252 €/m2) ancora in calo nel 2019 (-1,2%).

Alla scala regionale, il Lazio permane l’unica realtà territoriale in cui la quotazione media, seppure in calo del 3%, risulta superiore a 2.000 €/m2, mentre Basilicata e Calabria sono le due regioni che mantengono il proprio dato medio, in diminuzione in entrambi i casi, al di sotto dei 1.000 €/m2.

Sulla base della quotazione media di riferimento nazionale per la tipologia negozi, come visto pari a 1.523 €/m2, è stato calcolato l’indice territoriale delle quotazioni, per area e per regione; esso evidenzia di quanto il livello delle quotazioni medie per la tipologia si discosti, nelle diverse aggregazioni territoriali, dalla quotazione media nazionale.
Ne risulta la fotografia di un’Italia tripartita, per quanto con una tendenza alla riduzione delle differenze: il Centro, con un indice territoriale di 112,3, supera in modo significativo il dato medio nazionale, il Nord (sia a Est, 104,9, sia a Ovest, 106,9) poco al di sopra, mentre Sud e Isole sono ampiamente al di sotto con un indice rispettivamente pari a 88,3 e 82,2.

Analizzando i valori dell’indice territoriale, per area e per regione, calcolati rispetto al dato medio nazionale, emerge l’elevata dispersione dei valori medi, anche all’interno di una stessa area territoriale.

Le regioni del Sud presentano comunque, anche in termini disaggregati, valori decisamente inferiori al dato nazionale (valore indice pari a 60,1 per la Basilicata e 62,9 per la Calabria), con l’eccezione della Campania, che permane l’unica a presentare un valore dell’indice superiore a 100.
Nel Centro spicca il dato del Lazio (132,5), il più alto in assoluto a livello nazionale; al Nord, infine, emerge il dato della Liguria (126,5), mentre solo Friuli Venezia Giulia e Piemonte presentano un indice inferiore a 100 (rispettivamente 79,4 e 74,2).

Esaminando le quotazioni dei negozi nei soli capoluoghi di provincia, risulta che la quotazione media di riferimento, per unità di superficie, a livello nazionale è pari a 2.075 €/m2, ancora in calo rispetto alla quotazione media 2018 dell’1%.
Gran parte delle aggregazioni territoriali (regioni e aree) presenta, anche in questo caso, il segno meno; l’unica area in crescita risulta il Nord Ovest (+1,6%), per effetto dell’incremento della quotazione media dei capoluoghi lombardi (+3,9%), mentre a livello regionale le uniche altre regioni con quotazione media in aumento sono Abruzzo (+1,6%) e Campania (+0,3%).

In termini assoluti, anche per i soli capoluoghi, la regione con la quotazione media più elevata è la Lombardia (2.931 €/m2).
Seguono Campania con 2.620 €/m2 e Veneto con 2.582 €/m2. La quotazione media nei capoluoghi del Lazio, ancora in calo (-3,4%), scende sotto i 2.500 €/m2.
Il calo più significativo si è registrato nei capoluoghi del Friuli Venezia Giulia (-4,4%).

IL MERCATO DEL SETTORE PRODUTTIVO:
1. Lo stock immobiliare: nelle categorie D/1 e D/7, riconducibili in larga parte al settore produttivo, risultano censite negli archivi catastali, al 2019, poco più di 780.000 unità, di cui quasi il 60% ubicate nell’area del Nord (rispettivamente il 31,7% nel Nord Ovest e il 25,9% nel Nord Est); la parte restante risulta per lo più equamente distribuita tra Centro (17,9%) e Sud (17,4%), mentre risulta assai limitata, solo il 7,1% del totale, la presenza di questa tipologia di immobili nelle Isole.

Osservando la ripartizione territoriale dello stock nazionale, per area e per regione, la maggior presenza relativa di immobili produttivi si rileva in Lombardia col 19,6%; seguono, con valori sensibilmente inferiori, il Veneto, l’Emilia Romagna ed il Piemonte rispettivamente con il 12,1%, l’11,7% ed il 9,7% dello stock nazionale.
Tra le regioni del Centro la maggior quota di immobili produttivi è in Toscana, 6,7%, mentre nel Lazio la quota è pari al 5%; tra le regioni del Sud, la Puglia e la Campania risultano quelle con il maggior peso sullo stock nazionale (rispettivamente il 5,6% ed il 4,9%).

Contrariamente a quanto riscontrato per la tipologia uffici, lo stock immobiliare produttivo presenta una concentrazione marcata, come è ovvio, nei comuni non capoluogo.
L’analisi della ripartizione dello stock produttivo tra comuni capoluogo e restanti comuni, evidenzia infatti che circa l’84% delle unità produttive si concentra nei comuni minori; questa distribuzione caratterizza, con una certa omogeneità, tutte le aree territoriali, passando dall’88,1% del Nord Ovest al 77,2% del Centro.

2. I volumi di compravendita: dopo il rallentamento registrato a partire dal 2017, il volume delle compravendite delle unità immobiliari a destinazione produttiva risulta del tutto stabile nel 2019, con un tasso di crescita pressoché nullo rispetto all’anno precedente (-0,05%).
Tra le aree, l’unica che segna un incremento notevole delle compravendite nell’anno di riferimento è rappresentata dalle Isole, con un tasso di crescita del +36,4%, a fronte di un decremento altrettanto consistente rilevato tra il 2017 ed il 2018, pari a -38%.

Occorre comunque ricordare che l’impatto complessivo di tali variazioni sul totale delle compravendite è molto limitato, per effetto delle ridotte dimensioni del relativo mercato (la quota relativa alle Isole rappresenta solo il 4,4% sul totale nazionale con 538 NTN nel 2019).
I due terzi del totale dei volumi è infatti concentrato nelle due aree del Nord, di cui il 26,4% nella sola Lombardia.

In termini di dinamica, non si rilevano indirizzi definiti, con prevalenza di aree caratterizzate da regioni con tassi positivi e da regioni con tassi negativi, le uniche eccezioni sono rappresentate dal Nord Ovest, che segna variazioni tutte negative (più marcata per la Valle d’Aosta, -23,4%) e dalle Isole con variazioni tutte positive (trainate in particolar modo dalla Sicilia, +52,7%).

Rapportando le compravendite ai relativi stock, solo in Lombardia si può riscontrare un indice IMI superiore al 2%, con una diminuzione poco significativa del numero delle transazioni rispetto al 2018 (-0,9%).
Segmentando l’analisi tra comuni capoluogo e non capoluogo, si registra una sostanziale stabilità in entrambi i mercati (rispettivamente -0,9% e +0,1%), con un trend, rispetto all’anno precedente, a favore dei comuni non capoluogo che rappresentano la quota di mercato più consistente, pari quasi all’84% del totale.

Disaggregando il settore per classi di rendita, si evidenziano, a livello nazionale, due diverse dinamiche: le classi più basse (fino a 500 €), presentano rialzi con tassi che, pur non arrivando al 10%, segnano comunque una discreta controtendenza se raffrontati con gli analoghi tassi del precedente anno; le tre restanti classi, con rendita dai 500 euro in su, risultano in leggera contrazione, con tassi medi nazionali compresi tra -4,4% e -1,1% con una picco di decrescita nel Nord Est con -10,3% nella classe da 5.000 € a 10.000 €.

La serie storica del NTN dal 2004 al 2019, espressa tramite il numero indice, fa emergere fra tutte l’area delle Isole che, dopo il picco negativo del 2018, torna ai livelli del 2016.
Per le restanti aree si assiste invece ad una sostanziale stazionarietà dopo i picchi positivi del 2016, al Sud, e del 2017, nelle altre aree.
Infine, il quadro che risultala dalla serie storica dell’IMI, risulta corrispondente, sostanzialmente, a quanto detto in relazione al NTN, confermando quanto siano lontani i livelli del 2004-2006 con il numero indice dimezzato in termini aggregati.

3. Le quotazioni: sulla base delle quotazioni OMI medie comunali rilevate nel I e II semestre del 2019, per i capannoni tipici e industriali, che rappresentano una gran parte del settore produttivo12, è stata calcolata una quotazione media, pesata con il relativo stock comunale, per regione e per area territoriale.
La quotazione media annuale di riferimento per unità di superficie, per gli immobili del settore produttivo a livello nazionale risulta nel 2019 pari a 477 €/m2, in calo di un ulteriore 1,4% rispetto al 2018, dopo l’1,9% già perso l’anno precedente e il -2,4% rilevato nel 2017 sull’annualità 2016; la diminuzione riguarda la totalità delle regioni con le sole eccezioni rappresentate dalla Valle d’Aosta, con quotazioni stabili, e da Basilicata, Calabria e Molise con deboli aumenti.

Al livello di aree, anche nel 2019 il calo più evidente si ha ancora nell’area con la quotazione media più elevata in termini assoluti, il Centro (-2,2%) e quello più contenuto nel Sud (-0,9%); negli altri casi si hanno valori sostanzialmente in linea con l’andamento nazionale.

Sulla base della quotazione media di riferimento nazionale per i capannoni è stato calcolato altresì l’indice territoriale, per area e per regione, i cui valori sono riportati nell’ultima colonna della suddetta tabella; l’indice rappresenta il rapporto tra la quotazione dell’area o regione in oggetto e la quotazione media nazionale.
Risulta evidente al Sud una concentrazione di regioni con quotazioni medie inferiori al dato nazionale (uniche eccezioni la Campania e la Sardegna), mentre il quadro si presenta piuttosto disomogeneo nelle altre aree, con i valori positivi più significativi concentrati nel Centro (Lazio e Toscana) e nel Nord Ovest (Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta) e le minori quotazioni assolute nel Friuli Venezia Giulia nel Nord Est, seguito da Piemonte, Marche, Basilicata e Sicilia con quotazioni medie inferiori all’interno della propria area di riferimento.

Fonte: OMI – RAPPORTO IMMOBILIARE 2020 | Immobili a destinazione terziaria, commerciale e produttiva – 28 maggio 2020


Questo Rapporto è contraddistinto da una temporanea e non voluta novità, indotta dalle condizioni di lavoro generate dalla pandemia del COVID-19, che non hanno consentito di coordinarsi per tempo con l’Associazione nazionale delle società di leasing (ASSILEA) per inserire, come accade ormai da vari anni, analisi delle dinamiche del leasing immobiliare.
In questo Rapporto, dunque, è assente tale analisi.