
Mentre il mercato immobiliare residenziale globale tira il freno a mano per il terzo anno consecutivo, l’Italia disegna una traiettoria inaspettata.
I dati appena rilasciati dalla Banca dei Regolamenti Internazionali (BIS) per il secondo trimestre del 2025 ci consegnano la fotografia di un Paese che, seppur lentamente, si muove in controtendenza rispetto alla media mondiale.
Per capire la reale portata di questi dati, si deve considerare che l’analisi è relativa ai prezzi reali, ovvero a quelli già depurati dall’inflazione.
Quando parliamo di crescita, quindi, non stiamo solo dicendo che i prezzi sono aumentati, ma che il valore delle abitazioni è aumentato più del costo della vita e, in un’economia attenta alle dinamiche inflattive, questa è la vera differenza tra illusione e realtà di mercato.
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La resilienza del mercato italiano:
In uno scenario globale dove i prezzi reali aggregati sono scesi dello -0.8%, l’Italia segna un punto di svolta, con un +2,0% su base annua nel secondo trimestre 2025.
Questa tendenza positiva trova riscontro anche nei dati ISTAT, in cui l’indice dei prezzi (IPAB) ha segnato un aumento nominale (quindi non depurato con il dato dell’inflazione) del +3.9%.
Certificando che il mattone italiano è tornato a essere un bene rifugio efficace.
Dopo anni in cui l’inflazione ha eroso i risparmi liquidi, quindi, l’investimento immobiliare in Italia ha dimostrato di saper proteggere il capitale, generando un surplus di valore reale positivo.
Mentre gran parte del mondo (inclusi colossi come la Cina e il Canada) vede i propri asset immobiliari perderlo.
Il caso Italia: prezzi reali ancora inferiori al 2010
Se il breve termine sorride, allargare lo sguardo ci rivela però un’opportunità mascherata da crisi.
Il report BIS evidenzia, infatti, che rispetto ai livelli del 2010, questi prezzi reali delle case sono ancora sotto del -25% in Italia e questo ci pone in una situazione unica rispetto alle altre economie del G20.
Infatti, mentre Stati Uniti, India e Messico hanno visto i valori immobiliari reali volare oltre il +50% negli ultimi 15 anni, l’Italia non ha mai partecipato a questo rally.
Si tratta, quindi, di una una ripresa tecnica, non di una bolla speculativa e per chi compra oggi, questo significa entrare in un mercato che, storicamente, ha ancora ampi margini di recupero rispetto ai suoi massimi passati.
Le divergenze del mercato immobiliare europeo:
Il confronto con i vicini di casa, sempre letto attraverso la lente dei valori reali, chiarisce ulteriormente la nostra posizione.
L’Italia cresce, sì, ma con la prudenza che ci contraddistingue, mentre attorno a noi i mercati sono molto più caldi:
- La corsa iberica: Spagna e Portogallo sono su un altro pianeta, con crescite reali rispettivamente del +10% e del +15%, con un mercato dominato da una forte pressione della domanda che spinge i prezzi ben oltre l’inflazione.
- La solidità del Nord: anche i Paesi Bassi (+6%) e la Germania (+1%, in ripresa dopo la crisi) mostrano segni positivi.
- La stasi francese: la Francia rimane sostanzialmente al palo, con prezzi stabili.
L’Italia, con il suo +2,0%, si posiziona quindi in una fascia di crescita sostenibile.
Non abbiamo l’esplosività rischiosa del Portogallo, ma nemmeno la stagnazione francese, con una una crescita “sana” meno esposta a rischi di eventuali violente correzioni.
Uno sguardo globale: chi sale e chi scende?
Per dare il giusto peso alla performance italiana, serve guardare oltre confine.
La flessione globale del -0.8% è trainata principalmente dai mercati emergenti, che soffrono un calo aggregato del -1.9%.
La crisi è profonda in Asia, con Hong Kong (-8%) e Cina (-6%) che continuano a sgonfiarsi, mentre, al contrario, le economie avanzate (il “club” di cui facciamo parte) tengono meglio (+0.6% medio), trainate da performance eccezionali come quella della Svizzera (+5%).
Quali indicazioni possiamo trarre?
Leggendo tra le righe del report BIS Q2 2025, emergono tre direttrici strategiche per l’Italia:
- Difesa dall’inflazione: il dato del +2% “reale” è la conferma che l’acquisto immobiliare in Italia sta facendo il suo dovere, ovvero preservare l’investimento.
- Nessun rischio bolla: a differenza di altri Paesi europei che viaggiano a doppia cifra, la crescita italiana è organica. Non c’è esuberanza irrazionale che esponga al rischio di crolli improvvisi.
- Potenziale di “Value Investing”: quel gap del -25% rispetto al 2010 indica che il mercato italiano è ancora intrinsecamente sottovalutato rispetto ai fondamentali storici. Per chi ha un orizzonte temporale lungo, l’Italia rappresenta oggi un’opzione di ingresso a prezzi reali ancora molto competitivi.
In definitiva, mentre il mondo cerca ancora un equilibrio, l’Italia offre oggi quella stabilità reale che mancava da oltre un decennio, candidandosi come approdo sicuro per i capitali che sanno guardare oltre il breve termine.
Fonte: Banca dei Regolamenti Internazionali – 27 novembre 2025
Prezzo dei Trilocali: Verona (+55%), Milano (+49%), Roma (+5%) dal 2016