
Il mercato immobiliare dell’Unione Europea, mostra un inversione di tendenza nell’ambito delle scelte abitative.
I recenti dati diffusi da Eurostat, infatti, certificano un cambiamento strutturale, che vede la quota di popolazione che nel 2024 viveva in case di proprietà diminuire al 68%, registrando una flessione del -1% rispetto al 2023.
Contrazione del -1% rispetto all’anno precedente
L’aumento della locazione ha iniziato mette in discussione quello che per decenni è stato il pilastro unico della stabilità finanziaria delle famiglie.
Questo spostamento di volumi non riflette, però, un cambiamento nelle intenzioni di acquisto, ma una pressione economica senza precedenti che ha reso lo stock immobiliare meno accessibile.
La frattura Est-Ovest: due modelli culturali a confronto
L’Europa non è un monolite.
Esiste una spaccatura netta tra i paesi dell’Europa centro-orientale e le economie occidentali (DACH).
Mentre in nazioni come la Romania (95% di proprietari) e la Slovacchia (93%) l’affitto è un fenomeno residuale, in Germania la situazione è capovolta.
| Paese | Proprietari | Affittuari | Modello Dominante |
|---|---|---|---|
| Romania | 94% | 6% | Primato proprietà |
| Slovacchia | 93% | 7% | Netta prevalenza della proprietà |
| Italia | 75% | 25% | Resilienza |
| Austria | 54% | 46% | Modello misto |
| Germania | 47% | 53% | Sorpasso dell’affitto |
Analisi Eurostat 2024: mentre la Slovacchia consolida un modello basato sulla stabilità patrimoniale totale, in Germania la quota di inquilini (53%) segna il sorpasso storico sui proprietari, seguita da Austria (46%) e Danimarca (39%).
Il caso Italia: la resistenza del “mattone”
L’Italia si conferma ben al di sopra della media europea, posizionandosi come una delle grandi economie occidentali con il più alto tasso di proprietà (75,2%).
Questo dato non è solo statistico, ma antropologico: in Italia la casa è considerata il pilastro della sicurezza familiare e del risparmio privato.
A differenza della Germania, dove un sistema di welfare abitativo e tutele per gli inquilini rende l’affitto una scelta di vita a lungo termine, in Italia la locazione è spesso percepita come una fase transitoria o una necessità dettata dall’impossibilità di acquistare.
Le radici dell’anomalia italiana
A differenza di Austria o Olanda, l’edilizia residenziale pubblica in Italia copre una quota marginale del fabbisogno, spingendo le famiglie verso l’acquisto privato.
Il sistema bancario italiano ha storicamente favorito l’erogazione di mutui ipotecari come strumento primario di accesso all’abitazione, rendendo la rata del mutuo spesso competitiva rispetto ai canoni di affitto (fino al rialzo dei tassi del 2023).
Perché l’affitto sta crescendo anche in Italia?
Nonostante la cultura proprietaria, anche in Italia si osservano segnali di cedimento.
L’aumento dei tassi di interesse deciso dalla BCE nel 2023 e l’inflazione persistente hanno eroso il potere d’acquisto, rendendo i mutui inaccessibili per una fascia crescente di popolazione, specialmente giovani e nuclei monoreddito.
FATTORI DI PRESSIONE SUL MERCATO
- Barrier to Entry: l’aumento dei tassi ha alzato l’asticella per l’accesso al credito, escludendo chi non possiede liquidità iniziale per l’anticipo.
- Mobilità lavorativa: nelle grandi aree metropolitane come Milano e Roma, la forza lavoro richiede flessibilità che la proprietà rigida non garantisce.
- Short-Term Rentals: la conversione di molti immobili in affitti brevi turistici ha ridotto l’offerta residenziale a lungo termine, spingendo i canoni verso l’alto (+10% in media nelle grandi città).
In conclusione, mentre l’Europa dell’Est rimane ancorata alla privatizzazione post-sovietica e l’Europa centrale (DACH) consolida il modello locativo, l’Italia si trova in un guado.
Vorrebbe comprare, ma sempre più spesso è costretta a scegliere l’affitto.
Fonte: EUROSTAT – 5 febbraio 2026
EUROSTAT: aumento dei prezzi (+5,5%) e dei canoni (+3,1%), nel mercato residenziale del Q3 2025