Report OCSE: 3 giovani su 4 vivono ancora con i genitori in Italia (l’anomalia del “club del 75%”, in Europa)

Report OCSE: 3 giovani su 4 vivono ancora con i genitori in Italia (l’anomalia del “club del 75%”, in Europa)

Le modalità abitative non sono semplici statistiche demografiche, bensì lo specchio fedele della salute economica, delle tradizioni culturali e del welfare di una nazione.
L’ultimo aggiornamento del database OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) – l’ente internazionale che confronta le politiche economiche dei 38 Paesi più sviluppati al mondo – offre uno spaccato rivelatore sulle “Living arrangements by age groups” (Disposizioni abitative per gruppi di età).

Il report, aggiornato ad Aprile 2024, evidenzia una frattura netta in Europa.
Se da un lato, infatti, i Paesi Nordici spingono verso l’indipendenza precoce, l’Italia si conferma capofila di un modello basato sulla coabitazione prolungata, con implicazioni dirette sul mercato immobiliare e sui consumi.

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Durata 2m 00s 13 Febbraio 2026
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La solitudine è una questione geografica (e di età):

A livello globale, vivere da soli è una condizione che riguarda meno della metà della popolazione, indipendentemente dal Paese. Tuttavia, la distribuzione di questa “solitudine abitativa” varia drasticamente in base alla latitudine e all’anagrafe:

Giovani (20-29) che vivono ancora con i genitori in Italia

75%

Record negativo nel Sud Europa

L’analisi dei dati rivela due estremi statistici significativi:

  • Massima incidenza nuclei unipersonali: si registra tra gli anziani in Lituania (49%).
  • Minima incidenza nuclei unipersonali: si registra tra i giovani (15-29 anni) in Croazia, Irlanda e Repubblica Slovacca (circa 1%).

In linea generale, la quota di chi vive da solo aumenta fisiologicamente con l’età. Tuttavia, il “come” e il “quando” questo avvenga, definisce due Europa diverse.

Focus giovani (20-29 anni): l’Italia e il “Club del 75%”

Il dato più allarmante per il sistema Italia emerge dall’analisi della fascia d’età 20-29 anni.
Mentre nei Paesi Nordici e nei Paesi Bassi, infatti, una quota compresa tra un quinto e un terzo dei giovani vive già da sola, l’Italia si posiziona all’estremo opposto:

⚠️

IL “CLUB DEL 75%”: OLTRE 3 GIOVANI SU 4 IN FAMIGLIA

  1. Italia: coabitazione strutturale prolungata.
  2. Grecia: dinamiche simili legate al mercato del lavoro.
  3. Spagna: forte incidenza della famiglia come welfare.
  4. Portogallo: ritardo nell’indipendenza abitativa.
  5. Irlanda: eccezione nordica legata al costo degli affitti.
Nota: anche la Corea del Sud rientra in questo cluster, unico Paese non europeo con trend simili.

Perché questo dato è critico?

Dal punto di vista del Digital Marketing e del Real Estate, questo segmento demografico (la Gen Z e i Millennial più giovani) in Italia non rappresenta un target attivo per il mercato immobiliare residenziale autonomo (affitto o acquisto prima casa), ma rimane un consumatore “ibrido”, con potere d’acquisto spesso veicolato all’interno del nucleo familiare d’origine.

Al contrario, in Finlandia il 46% dei giovani vive già in coppia o da solo, attivando molto prima la domanda di servizi per la casa, utenze e arredamento.

Focus senior (over 65): solitudine vs. coabitazione

Anche l’analisi della terza età mostra divergenze culturali profonde.
In Italia, la struttura familiare funge ancora da ammortizzatore sociale, differenziandosi nettamente dai modelli dell’Est Europa:

Modello Descrizione e diffusione Esempio
Vivere da soli Norma statistica nei Paesi dell’Europa Centrale e Orientale. Lituania
In coppia (senior) Modello prevalente nel Nord Europa (58% nei Paesi Bassi). Olanda
Multigenerazionale Anziani che coabitano con figli adulti (Under 65). Italia

Nota StrategicaQuesto dato suggerisce che in Italia il concetto di “Silver Economy” non può essere scisso da quello della famiglia allargata.
Prodotti e servizi pensati per gli anziani devono spesso considerare il “caregiver” familiare convivente come decisore d’acquisto principale.

Metodologia e validità dei dati:

Fonti e perimetro: i dati provengono principalmente dall’indagine EU-SILC (European Union Statistics on Income and Living Conditions). L’analisi esclude le “group accommodations” (case di cura, ospedali, caserme), concentrandosi esclusivamente sulle famiglie private.

Fattore COVID-19: i dati per molti Paesi si riferiscono al biennio 2020-2021. La pandemia ha introdotto variabili complesse (“boomerang kids”) che potrebbero aver temporaneamente accentuato i dati di coabitazione.

L’impatto sul mercato italiano:

L’analisi di questi dati OCSE, ci restituisce l’immagine di un’Italia “bloccata” nelle dinamiche abitative.

  • Ritardo nell’indipendenza: l’ingresso nel mercato immobiliare e dei consumi domestici autonomi è posticipato di quasi un decennio rispetto ai colleghi scandinavi.
  • Welfare familiare: la famiglia italiana agisce come unico vero ammortizzatore sociale, sia per i giovani senza reddito sufficiente, sia per gli anziani che necessitano di cure, riducendo la domanda di strutture esterne ma aumentando il carico economico sui nuclei familiari.

Questi dati suonano come una chiamata all’azione, per lo sviluppo immobiliare.
Il futuro in Italia non risiede tanto nel micro-living per single (un modello d’importazione spesso sovrastimato), quanto nella progettazione di spazi modulari e multigenerazionali.

Il mercato richiede asset resilienti, capaci di adattarsi al ‘ritorno’ dei figli o all’assistenza degli anziani. Chi continuerà a costruire per un target diverso, in un contesto mediterraneo, rischia di trovarsi con un prodotto obsoleto prima ancora di essere abitato.

Fonte: OCSE – 9 febbraio 2026

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