Roma: i quartieri e le zone più calde della città, secondo le rilevazioni degli ultimi dieci anni

Roma: i quartieri e le zone più calde della città, secondo le rilevazioni degli ultimi dieci anni
Nelle città il riscaldamento globale è aggravato dal fenomeno delle isole urbane di calore, uno degli effetti più tangibili dell’impermeabilizzazione del suolo sul clima locale, caratterizzato da temperature significativamente più elevate rispetto alle zone rurali o residenziali circostanti. Secondo le rilevazioni decennali (2014-2024) relative alla città di Roma, elaborate dall’Ufficio Scientifico di Legambiente Lazio in collaborazione con l’Università La Sapienza, ciò limita l’utilizzo degli spazi pubblici, riduce la produttività lavorativa, aumenta l’isolamento sociale e acuisce le disuguaglianze nelle zone interessate.Sintesi curata da DELLE VITTORIE House Trading, su dati statistici del rapporto Legambiente (2014-2024).

Il clima di Roma, come quello di tante altre città italiane, è sempre più esposto a ondate di calore intense e prolungate, un fenomeno fisiologicamente aggravato dalla conformazione urbanistica della città e dalla forte impermeabilizzazione del suolo.
Secondo un interessante studio redatto dall’Ufficio Scientifico di Legambiente Lazio, in stretta collaborazione con l’Università La Sapienza di Roma, la concentrazione di superfici artificiali e la carenza di vegetazione, infatti, stanno generando numerose isole di calore:

Temperatura Media Estiva
47,38°CPicco più elevato registrato nella Zona Urbanistica di Ciampino

Il documento, basato sull’elaborazione decennale (2014-2024) di dati satellitari, fornisce una dettagliata fotografia dell’emergenza microclimatica, evidenziando come le periferie più densamente popolate siano quelle maggiormente esposte al surriscaldamento, con isole urbane di calore caratterizzate da temperatura significativamente più elevate rispetto alle zone rurali o forestali circostanti.

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Durata 1m 48s 15 luglio 2026
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Curiosità sulle rilevazioni: I sensori ottici dei satelliti hanno registrato i picchi assoluti di temperatura sulle coperture in lamiera dei grandi poli industriali e logistici. Si segnalano i 57°C sul tetto del deposito ATAC a Grottarossa, e i 54°C sulle coperture del Capannone Amazon e del vicino complesso Commercity in via Portuense.
Questi dati hanno misurato l’irraggiamento diretto dei materiali e, pur non rappresentando la temperatura percepita in strada, confermano l’obsolescenza energetica degli immobili industriali privi di coperture riflettenti.

La mappa termica: le zone residenziali più esposte

Calcolando le medie termiche all’interno dei perimetri delle singole zone urbanistiche, l’analisi rivela il reale impatto del calore su alcune aree residenziali e miste.
Le criticità si concentrano in modo prevalente nel quadrante sud ed est di Roma, un’area penalizzata da un’elevata cementificazione, da una bassa incidenza di parchi pubblici e dalla lontananza dall’azione mitigatrice del mare o fiumi:

Rank
Zona Urbanistica
Media Estiva
  1. 1
    Ciampino (VII Municipio)
    47,38°C
  2. 2
    Casetta Mistica
    47,12°C
  3. 3
    Omo
    46,85°C

Per comprendere appieno questa mappa termica, occorre contestualizzare toponimi tecnici spesso poco noti anche a chi la abita.
Le zone più roventi si collocano a ridosso del Grande Raccordo Anulare, lungo le principali direttrici orientali. Casetta Mistica, per esempio, identifica una vasta area periferica situata tra l’Alessandrino e Tor Tre Teste, mentre la zona urbanistica Omo insiste sul distretto misto (residenziale e logistico) di Torre Spaccata, gravitante sull’asse di via Prenestina.

Superano ampiamente la soglia di allerta (con medie oltre i 46°C) anche Lucrezia Romana, situata nel Municipio VII sulla direttrice tra via Tuscolana e via Anagnina, e la zona di Gregna, adiacente al nodo autostradale di Roma Sud. A questi quadranti si accodano quartieri densamente abitati come Appia Antica Sud, Tor Sapienza, Romanina, Torre Angela, Giardinetti, Tor Vergata e Centocelle.

All’estremità opposta della graduatoria, si posizionano invece i quartieri limitrofi alle grandi riserve naturali, dove la copertura forestale funge da potente stabilizzatore microclimatico:

Perimetri Residenziali e Verdi Temperatura Media Superficiale
Castel Porziano Oasi Urbana 34,96°C
Castel Fusano 35,95°C
Acquatraversa 38,46°C
Villa Ada 38,77°C
Trionfale (Valle dell’Insugherata) 39,01°C

Rinaturazione e transizione solare: le soluzioni nel mirino

L’evidenza dei dati decennali impone un cambio di paradigma nella pianificazione urbana.
I punti termicamente più tollerabili sono, per ovvie ragioni fisiche, quelli caratterizzati da un’alta densità di biomassa e dall’assenza di continuità nelle pavimentazioni cementizie. Per contrastare l’accumulo di calore, la ricerca scientifica e le associazioni di tutela indicano una roadmap basata su interventi biologici e tecnologici mirati:

  • Generazione continua di boschi urbani: non semplici interventi ornamentali, ma vere e proprie barriere forestali interne capaci di trattenere l’umidità e generare ombra strutturale.
  • Sostituzione e resilienza delle alberature: sostituzione graduale degli esemplari più vetusti o malati con specie autoctone coriacee, resistenti allo stress idrico e adatte alle temperature mediterranee estreme.
  • Rifugi climatici outdoor: creazione di spazi pubblici ombreggiati, irrigati e attrezzati per offrire immediato ristoro termico alla cittadinanza, con particolare attenzione alle fasce di popolazione più vulnerabili.
  • Riconversione solare dei parcheggi industriali: un appello diretto al tessuto produttivo e ai decisori politici per azzerare la presenza di parcheggi a raso scoperti. L’obiettivo è coprire interamente queste vaste distese di asfalto con pensiline fotovoltaiche in grado di generare ombra e, simultaneamente, produrre energia pulita da fonti rinnovabili, accelerando l’addio ai combustibili fossili.

La risposta di Roma Capitale: il primo “Piano Caldo” da 50 milioni di euro

Le sollecitazioni della comunità scientifica, hanno trovato un riscontro concreto nelle politiche attive della città. Nel luglio 2026, il Comune di Roma ha presentato infatti il suo primo “Piano Caldo”, una strategia organica strutturata su un programma di investimenti pari a 50 milioni di euro, distribuiti nei prossimi cinque anni.
L’obiettivo dichiarato dall’Amministrazione guidata dal sindaco Roberto Gualtieri è duplice: proteggere la salute pubblica e ridisegnare lo spazio urbano per abbattere le temperature percepite nei punti più critici di Roma.

I pilastri del piano comunale:

  • Forestazione urbana capillare: messa a dimora di un milione di nuovi alberi (con l’attivazione di 65 microforeste nei municipi) selezionando esclusivamente specie autoctone resistenti al calore.
  • Depavimentazione: interventi di rimozione dell’asfalto già eseguiti su 44.501 metri quadri di piazze, marciapiedi e strade per restituire permeabilità naturale al suolo stradale.
  • Rete di rifugi climatici: attivazione di una rete di 60 oasi di ristoro (sia all’aperto, attrezzate con zone d’ombra e acqua, sia al chiuso in spazi climatizzati) mappate e accessibili gratuitamente durante le allerte.

L’efficacia di queste misure è supportata da solide evidenze fisiche.
Le simulazioni, elaborate dal CNR (nell’ambito del progetto Mirificus), dimostrano infatti che interventi mirati di riforestazione e depavimentazione possono abbassare le temperature percepite nelle aree pilota di Roma, fino a -4°C (e localmente fino a -10 gradi nei micro-contesti riqualificati).

La collaborazione strategica tra il Comune e l’ENEA, avviata con il progetto RESPIRO, ha permesso inoltre di mappare 25 soluzioni basate sulla natura, ideate specificamente per contrastare l’isola di calore nei municipi storici e ad alta densità abitativa.

Strumenti e metodo di rilevazione:l’analisi condotta dall’Ufficio Scientifico di Legambiente Lazio in collaborazione con La Sapienza si discosta dalle misurazioni meteorologiche classiche (temperatura dell’aria). Si basa sull’elaborazione decennale nei periodi compresi tra 1 giugno e 31 agosto (2014-2024) delle lunghezze d’onda dell’infrarosso termico (Banda 10 TIRS) captate dai satelliti Landsat 8 e 9. Questo metodo misura con esattezza l’energia immagazzinata e sprigionata dal suolo, dalle strade e dai tetti nel periodo compreso tra il 1° giugno e il 31 agosto di ogni anno, fornendo una mappatura microclimatica inoppugnabile.
Legambiente Lazio

I quartieri più caldi di Roma negli ultimi 10 anni”.

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