Casa: la proprietà cresce tra i ceti meno abbienti, ma è sufficiente per ridurre le disuguaglianze?

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Tra il 2019 e il 2025, la ricchezza netta delle famiglie collocate nella fascia patrimoniale più bassa ha registrato un incremento del +38,2%, trainata dall’aumento dei proprietari di casa (saliti al 60,8% nel primo quintile di reddito). Tuttavia, l’analisi distributiva rivela che la concentrazione globale della ricchezza è contemporaneamente aumentata a favore del top 10%, spingendo l’Indice di Gini a 72,2. L’immobile si conferma un prezioso strumento di sicurezza, ma la sua intrinseca illiquidità non è sufficiente, da sola, a risolvere le disuguaglianze strutturali.Approfondimento sul Report Confedilizia.

Da anni il dibattito macroeconomico in Italia si confronta con dati e percezioni che segnalano una crescente concentrazione della ricchezza.
A offrire un’angolazione diversa è il recente report “La casa riduce le disuguaglianze“, elaborato da Confedilizia, che ha evidenziato come, tra il quarto trimestre 2019 e la fine del 2025, le famiglie collocate nelle fasce economicamente più deboli abbiano registrato una crescita patrimoniale particolarmente rilevante.

Il documento offre uno spunto di rilievo sul ruolo storico della casa di proprietà, quale fattore di sicurezza abitativa e di accumulazione patrimoniale, ma per comprenderne appieno le implicazioni è necessario distinguere tra aumento del valore patrimoniale stimato, disponibilità economica effettiva e andamento della disuguaglianza complessiva.

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Durata 6m 45s 8 settembre 2026
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