
Come comunicato dall’ABI (associazione bancaria italiana) nel recente rapporto mensile, a dicembre 2025 il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni è stato del 3,37%, in leggero incremento rispetto al 3,30% del mese precedente e al 3,11% di dicembre 2024.
Il tasso Euribor a 3 mesi medio rilevato (tasso interbancario utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso variabile), inoltre, è stato del 2,15% (stabile rispetto al mese precedente e in netto calo rispetto al 2,82% a dicembre 2024), mentre quello IRS a 10 anni (tasso interbancario di riferimento utilizzato come parametro di indicizzazione dei mutui ipotecari a tasso fisso) è stato del 2,05% (in lieve aumento rispetto al 2,04% di novembre, ma in diminuzione rispetto al 2,23% registrato a dicembre 2024).
Analisi del trend dei tassi:
Analizzando l’andamento storico dei tassi applicati specificamente all’acquisto di immobili residenziali, si evidenzia come l’attuale livello del 3,37% rappresenti una condizione di mercato decisamente più favorevole rispetto al picco registrato nel recente passato.
A dicembre 2023, infatti, il tasso medio per le stesse operazioni si attestava al 4,42%.
Questa contrazione di oltre un punto percentuale nel giro di due anni riflette il progressivo rientro delle tensioni sui mercati finanziari, offrendo oggi ai mutuatari condizioni di accesso al credito più sostenibili rispetto al biennio precedente, nonostante il lieve aggiustamento tecnico registrato nell’ultimo mese.
Il fisso resta conveniente, nonostante il lieve rialzo:
Incrociando il tasso finale al cliente con i parametri interbancari di riferimento (IRS e Euribor), emerge una dinamica tecnica molto interessante che non è esplicitata nel testo discorsivo del report, ma che è fondamentale per chi deve scegliere un mutuo oggi:
- L’analisi dello spread: confrontando i dati di dicembre 2025 con quelli dell’anno precedente, si nota una divergenza significativa tra il costo del denaro “all’ingrosso” (IRS) e il tasso finito applicato alle famiglie.
Nonostante i mercati abbiano ridotto il costo del denaro a lungo termine (l’IRS è sceso di circa 18 punti base in un anno), le banche hanno ampliato il proprio margine, che ora si attesta indicativamente sopra l’1,30%. Questo significa che il beneficio del calo dei tassi di mercato non è stato interamente trasferito al cliente finale. - Il paradosso della curva: osservando i parametri puri di dicembre 2025, persiste un’anomalia tecnica favorevole al mutuatario che sceglie la prudenza.
Attualmente, l’IRS a 10 anni (2,05%) costa meno dell’Euribor a 3 mesi (2,15%). Questa inversione suggerisce che il tasso fisso possa essere oggi un’ottima opzione, perché permette di bloccare una rata su valori storicamente sostenibili, pagando meno di quanto costerebbe oggi un tasso variabile.
Fonte: ABI – 19 gennaio 2026