Unimpresa: l’incertezza sugli incentivi fiscali frena le spese per manutenzioni e ristrutturazioni edili (-2,7%)

Report Unimpresa edilizia: primo piano del ricamo sulla divisa da lavoro blu dell'addetto edile, con la scritta Imprese Italia Ristrutturazioni e manutenzioni e il dato economico meno due virgola sette per cento
La fine dell’era dei maxi-bonus in Italia restituisce l’immagine di un comparto residenziale in rallentamento. Le spese per la ristrutturazione delle case registrano infatti una contrazione del -2,7% nel primo trimestre del 2026: un calo che rispecchia il pesante impatto dell’instabilità normativa sull’attività delle imprese e degli artigiani del comparto.Sintesi di DELLE VITTORIE House Trading, su analisi del Centro Studi Unimpresa.

Il settore residenziale in Italia sta vivendo una delicata fase di transizione che colpisce dritto al cuore l’economia reale. Finita la lunga stagione dei super-bonus edilizi, infatti, la riduzione degli aiuti di Stato inizia infatti a presentare il conto a quella fitta rete di artigiani e piccole imprese che per anni ha trainato il comparto.

Questo andamento è stato evidenziato in un recente report del Centro Studi Unimpresa, che ha rilevato una diminuzione degli investimenti in manutenzione e ristrutturazione, in un contesto nel quale il numero di case vendute smette di crescere, ma i prezzi d’acquisto continuano a salire. Per l’associazione che rappresenta e tutela le micro, piccole e medie imprese (PMI) in Italia, non siamo di fronte a una crisi improvvisa, ma agli effetti di una politica economica instabile, fatta di continui cambi di regole che danneggiano la programmazione di famiglie e imprese.

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Durata 1m 50s 29 settembre 2026
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Anatomia di un mercato spaccato a metà:

Come può il mercato immobiliare segnare rincari se il settore delle costruzioni sta rallentando? La contraddizione è solo apparente:

  • Il raffreddamento dei lavori residenzialiI dati del primo trimestre 2026, mostrano che le spese per la ristrutturazione e la manutenzione degli immobili arretrano del -2,7%, rispetto agli ultimi tre mesi del 2025 (a fronte, invece, di un incoraggiante aumento degli investimenti totali delle imprese in altri settori, pari al +0,7%). Anche i permessi per costruire nuove case registrano, nello stesso arco temporale, una diminuzione del -9,2%.
    È l’effetto del rincaro dei materiali di costruzione e della stretta ed instabilità dei bonus edili, con la conseguenza che i lavori si sono ridotti drasticamente.IL DATO CHIAVE: la frenata riguarda specificamente il settore della casa. Gli investimenti in impianti e fabbricati produttivi continuano a crescere, dimostrando che non siamo di fronte a una crisi generale dell’economia.
  • La resistenza granitica dei prezziMentre i cantieri rallentano i prezzi non scendono. Nel secondo trimestre del 2026, infatti, quelli delle abitazioni risultano essere aumentati del +4,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le abitazioni nuove guidano l’incremento (+5,0%) e la loro scarsità trascina verso l’alto anche il mercato delle case usate (+3,7%). Il mercato viaggia dunque su un binario separato, tenuto in piedi dal credito bancario.
  • L’arresto della crescita delle transazioniI prezzi salgono, ma il numero delle vendite smette di crescere. Nel secondo trimestre del 2026 le compravendite residenziali segnano un quasi impercettibile +0,1% su base annua. Non è un crollo, ma un evidente segnale di stagnazione se paragonato al solido +4,4% registrato dall’OMI a inizio anno. Stiamo assistendo a un mercato di “attesa”, dove i venditori non fanno sconti e i compratori faticano a chiudere le trattative al prezzo richiesto.

La sindrome della “fisarmonica” e il bisogno di regole stabili

L’uscita dall’era dei super-bonus non si sta traducendo in un crollo totale del settore, ma in un evidente rallentamento. Il vero problema non sono i cantieri che diminuiscono, ma il modo instabile in cui lo Stato decide le leggi e gli aiuti legati alla casa.

«Abbiamo attraversato una stagione di incentivi eccezionalmente generosi, per passare rapidamente a un sistema assai più selettivo. Era necessario correggere gli eccessi, ma le politiche a fisarmonica finiscono inevitabilmente per produrre accelerazioni e frenate nell’economia reale. L’Italia ha bisogno di una politica strutturale della casa che sia prevedibile e stabile nel tempo.» Paola Longobardi, presidente di Unimpresa

Oggi che le regole sui bonus edilizi sono radicalmente cambiate, anche l’atteggiamento delle famiglie è mutato. Per la fitta rete di artigiani e piccole imprese che lavorano in questo settore, l’impossibilità di programmare gli investimenti con certezza – a causa del continuo timore che le leggi cambino improvvisamente – dimostra come la stabilità delle norme sia diventata persino più importante dell’entità stessa degli incentivi.