
Il settore residenziale in Italia sta vivendo una delicata fase di transizione che colpisce dritto al cuore l’economia reale. Finita la lunga stagione dei super-bonus edilizi, infatti, la riduzione degli aiuti di Stato inizia infatti a presentare il conto a quella fitta rete di artigiani e piccole imprese che per anni ha trainato il comparto.
Questo andamento è stato evidenziato in un recente report del Centro Studi Unimpresa, che ha rilevato una diminuzione degli investimenti in manutenzione e ristrutturazione, in un contesto nel quale il numero di case vendute smette di crescere, ma i prezzi d’acquisto continuano a salire. Per l’associazione che rappresenta e tutela le micro, piccole e medie imprese (PMI) in Italia, non siamo di fronte a una crisi improvvisa, ma agli effetti di una politica economica instabile, fatta di continui cambi di regole che danneggiano la programmazione di famiglie e imprese.
Anatomia di un mercato spaccato a metà:
Come può il mercato immobiliare segnare rincari se il settore delle costruzioni sta rallentando? La contraddizione è solo apparente:
- Il raffreddamento dei lavori residenzialiI dati del primo trimestre 2026, mostrano che le spese per la ristrutturazione e la manutenzione degli immobili arretrano del -2,7%, rispetto agli ultimi tre mesi del 2025 (a fronte, invece, di un incoraggiante aumento degli investimenti totali delle imprese in altri settori, pari al +0,7%). Anche i permessi per costruire nuove case registrano, nello stesso arco temporale, una diminuzione del -9,2%.
È l’effetto del rincaro dei materiali di costruzione e della stretta ed instabilità dei bonus edili, con la conseguenza che i lavori si sono ridotti drasticamente.IL DATO CHIAVE: la frenata riguarda specificamente il settore della casa. Gli investimenti in impianti e fabbricati produttivi continuano a crescere, dimostrando che non siamo di fronte a una crisi generale dell’economia. - La resistenza granitica dei prezziMentre i cantieri rallentano i prezzi non scendono. Nel secondo trimestre del 2026, infatti, quelli delle abitazioni risultano essere aumentati del +4,0% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le abitazioni nuove guidano l’incremento (+5,0%) e la loro scarsità trascina verso l’alto anche il mercato delle case usate (+3,7%). Il mercato viaggia dunque su un binario separato, tenuto in piedi dal credito bancario.
- L’arresto della crescita delle transazioniI prezzi salgono, ma il numero delle vendite smette di crescere. Nel secondo trimestre del 2026 le compravendite residenziali segnano un quasi impercettibile +0,1% su base annua. Non è un crollo, ma un evidente segnale di stagnazione se paragonato al solido +4,4% registrato dall’OMI a inizio anno. Stiamo assistendo a un mercato di “attesa”, dove i venditori non fanno sconti e i compratori faticano a chiudere le trattative al prezzo richiesto.
La sindrome della “fisarmonica” e il bisogno di regole stabili
L’uscita dall’era dei super-bonus non si sta traducendo in un crollo totale del settore, ma in un evidente rallentamento. Il vero problema non sono i cantieri che diminuiscono, ma il modo instabile in cui lo Stato decide le leggi e gli aiuti legati alla casa.
«Abbiamo attraversato una stagione di incentivi eccezionalmente generosi, per passare rapidamente a un sistema assai più selettivo. Era necessario correggere gli eccessi, ma le politiche a fisarmonica finiscono inevitabilmente per produrre accelerazioni e frenate nell’economia reale. L’Italia ha bisogno di una politica strutturale della casa che sia prevedibile e stabile nel tempo.» Paola Longobardi, presidente di Unimpresa
Oggi che le regole sui bonus edilizi sono radicalmente cambiate, anche l’atteggiamento delle famiglie è mutato. Per la fitta rete di artigiani e piccole imprese che lavorano in questo settore, l’impossibilità di programmare gli investimenti con certezza – a causa del continuo timore che le leggi cambino improvvisamente – dimostra come la stabilità delle norme sia diventata persino più importante dell’entità stessa degli incentivi.