ENEA: lo studio che svela l’identikit delle case italiane (e le tipologie a rischio svalutazione)

Modello in miniatura di un condominio d'epoca analizzato con una lente d'ingrandimento sopra grafici finanziari e una mappa d'Italia, a corredo dell'analisi ENEA, il maxi-studio che svela l’identikit delle case italiane (e le tipologie a rischio svalutazione nelle grandi città)
Una nuova mappatura ENEA su 12 milioni di edifici residenziali rivela che il 65% del patrimonio immobiliare in Italia è energeticamente obsoleto. L’incrocio inedito tra i dati ISTAT e i registri APE traccia l’identikit delle abitazioni per zona climatica, evidenziando nelle grandi città come Roma la complessità dei condomini pluripiano e una transizione verso le pompe di calore che segna un cambio di passo solo nelle nuove costruzioni.Sintesi editoriale a cura di DELLE VITTORIE House Trading, sui dati della ricerca di ENEA.

Conoscere l’esatta composizione del nostro patrimonio edilizio non è più un mero esercizio accademico, ma una necessità strategica per comprendere in quale direzione si muoveranno i valori immobiliari.
Una nuova e imponente indagine condotta da ENEA ha analizzato circa 12 milioni di edifici residenziali, che rappresentano l’85% del patrimonio edilizio italiano e un bacino complessivo di oltre 31 milioni di unità abitative, evidenziando quanti siano quelli caratterizzati da elevati consumi energetici:

Stock Immobiliare ante-normative

65%

Edifici italiani costruiti in assenza di normative sul risparmio energetico

L’obiettivo dei ricercatori del Dipartimento Efficienza Energetica è stato quello di creare una mappatura senza precedenti, capace di delineare le configurazioni edilizie più ricorrenti incrociando i database nazionali con le sei diverse zone climatiche in cui è suddivisa l’Italia, evidenziandone la profonda disomogeneità tecnologica e strutturale.
Questo approccio ha evidenziato il cosiddetto “debito energetico occulto”, ovvero il costo latente per adeguarsi alle normative sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), che inciderà sempre più nella determinazione dei relativi valori di mercato.

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Durata 4m 58s 25 settembre 2026
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Eurostat: solo il 2,6% della popolazione in Italia vive in abitazioni riqualificate negli ultimi 5 anni (media UE 23,9%)

Eurostat: solo il 2,6% delle persone in Italia vive in abitazioni riqualificate negli ultimi 5 anni (media UE 23,9%)
Nel 2025 l’Italia crolla all’ultimo posto in Europa per le ristrutturazioni green. Solo il 2,6% della popolazione vive in abitazioni riqualificate negli ultimi 5 anni, contro una media UE del 23,9%. Il mercato evidenzia una profonda spaccatura sociale: i miglioramenti energetici sono appannaggio dei proprietari di case indipendenti, mentre gli inquilini e le fasce a rischio esclusione restano intrappolati in immobili energivori. Sintesi curata da DELLE VITTORIE House Trading su dati del report Eurostat 2025 (Condizioni di vita in Europa – Efficienza energetica nelle abitazioni).

Il percorso verso la riqualificazione del patrimonio immobiliare evidenzia una profonda frattura strutturale all’interno dell’Unione Europea.
Mentre alcune nazioni accelerano verso la sostenibilità, infatti, l’Italia subisce una drastica battuta d’arresto, precipitando all’ultimo posto in UE per interventi di miglioramento energetico nelle abitazioni, secondo il report “Condizioni di vita in Europa 2025” curato dall’ufficio statistico dell’Unione Europea.

A livello aggregato, il 2025 segna comunque una contrazione generale, con la quota di residenti in abitazioni efficientate negli ultimi cinque anni che è scesa al 23,9% (-1,9% rispetto al 25,8% del 2023). Al vertice assoluto troneggiano i Paesi Bassi (60,5%), seguiti a notevole distanza da Danimarca (34,0%), Francia e Slovenia (entrambe al 33,3%).
Tuttavia, le medie aritmetiche nascondono polarizzazioni estreme: se Cipro, Austria, Spagna, Portogallo e Lussemburgo guidano i rialzi, ben quindici Stati arretrano pesantemente, con uno stallo che rappresenta un rischio concreto di svalutazione per milioni di immobili energivori.

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Durata 1m 58s 15 luglio 2026
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Attestato di prestazione energetica: le nuove regole in vigore dal 3 giugno 2026, che influiranno sul valore del tuo immobile

Attestato di prestazione energetica: le nuove regole in vigore dal 3 giugno 2026, che influiranno sul valore del tuo immobile

Il 29 maggio 2026 l’Italia e gli altri Stati membri dell’Unione Europea dovranno conformarsi definitivamente alla Direttiva UE 2024/1275, meglio nota come EPBD IV o direttiva “Case Green“.
Da questa data, ovvero dal 3 giugno 2026 (primo giorno lavorativo utile) l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) cesserà ufficialmente di essere un mero “pezzo di carta” o un fastidio burocratico per il rogito, trasformandosi in una vera e propria carta d’identità climatica dell’immobile.

Ma non è solo una questione di classe energetica, perché la nuova normativa potrebbe introdurre una stretta anche sulla durata del documento per gli immobili meno efficienti, che potrà scendere a soli 5 anni, oltre alla decadenza del certificato in assenza di manutenzioni certificate.
E, sebbene si stiano ancora definendo gli ultimi decreti attuativi, il nuovo standard europeo è già una realtà operativa, con le banche, i periti e il mercato immobiliare che stanno già prendendo a riferimento le nuove metriche. È preferibile, quindi, comprendere meglio quale l’effettiva portata di questi cambiamenti.

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Durata 1m 48s 15 maggio 2026
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ROMA: il piano ENEA, per la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare

ROMA: il piano ENEA per la riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare

Ridurre l’impatto ambientale del patrimonio edilizio non è solo una necessità ecologica, ma un obbligo normativo in vista dell’attuazione della Direttiva europea EPBD (nota come Direttiva Case Green).
L’obiettivo è duplice: tagliare i consumi e tutelare le famiglie più vulnerabili.

A Roma, per esempio, gli edifici e i relativi consumi termici ed elettrici sono responsabili di una quota molto rilevante delle emissioni complessive della città:

Impatto Ambientale Edifici
60%
Delle emissioni complessive generate a Roma

Questo dato critico emerge con chiarezza dallo studio “Strategia di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare di Roma Capitale“, un documento elaborato da ENEA in accordo con gli obiettivi del Climate City Contract, che traccia la rotta per abbattere consumi e inquinamento.

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Durata 1m 51s 26 Febbraio 2026
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MERCATO IMMOBILIARE: l’efficienza energetica aumenta il prezzo medio delle case fino al +22,7%

MERCATO IMMOBILIARE: l’efficienza energetica aumenta il prezzo medio delle case fino al +22,7%

L’efficienza energetica ha smesso di essere un semplice parametro tecnico, per diventare il driver principale del valore immobiliare.
Questa evidenza emerge dall’interessante Studio tecnico “Efficienza energetica e riflessi sul valore degli immobili“, condotto dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) dell’Agenzia delle Entrate, che ha quantificato scientificamente il peso economico della prestazione energetica nel settore residenziale:

+22,7%
Premio medio di Valore (Classe A vs G)
Il mercato sconta pesantemente l’inefficienza energeticac

Con l’introduzione della nuova Direttiva Europea “Case Green” (EPBD) e l’evoluzione normativa nazionale, quindi, l’Attestato di Prestazione Energetica (APE) si è trasformato da onere burocratico a vero e proprio “documento di identità” economico dei singoli edifici.

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Mutui Green: tassi agevolati anche per le classi C e D, con risparmi reali fino a 10.000 euro

Mutui Green: tassi agevolati anche per le classi C e D, con risparmio reale fino a 10.000 euro

Fino a poco tempo fa il “Mutuo Green” era considerato un prodotto di nicchia, un’opportunità riservata quasi esclusivamente a chi acquistava immobili nuovi di zecca in classe energetica A o B.
Nel panorama bancario del 2025, la situazione è cambiata e l’offerta dei mutui a condizioni economiche vantaggiose, rispetto a quelli standard, si è estesa in modo stabile, accogliendo a pieno titolo anche gli immobili in classe energetica C e D (in specifici casi).

Questo adeguamento strutturale del sistema creditizio è stato spinto dalla necessità di allinearsi alla Direttiva “Case Green”, ai parametri della tassonomia europea (il regolamento UE che definisce in modo oggettivo cosa possa essere definito “verde”) e alle nuove logiche di gestione del rischio immobiliare da parte delle banche.

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