ISTAT: nel 2019 il 93% delle abitazioni era detenuto dalle famiglie (81% come abitazioni principali o seconde case e 12% per investimento e locazione)

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L’Istat ha pubblicato il report sulla ricchezza non finanziaria in Italia nel 2019.
La “ricchezza non finanziaria” esprime il valore delle attività patrimoniali, materiali e immateriali, detenute dai settori istituzionali delle società non finanziarie, società finanziarie, amministrazioni pubbliche, famiglie e istituzioni sociali private senza scopo di lucro al servizio delle famiglie.

Appurato che lo stock di attività reali, dei settori istituzionali residenti, abbia un valore di circa 10.377 miliardi di euro (-0,1%, rispetto al 2018), dedichiamo il nostro focus alle “famiglie”.

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NOMISMA: spunti di riflessione e ammonimenti nel rapporto “La casa e gli italiani”

Acquistare casa post covid19

Nel recente rapporto Nomisma “La casa e gli italiani”, studio che mostra i postumi pandemici delle famiglie italiane riguardo l’abitare, si pone l’attenzione su alcuni elementi caratterizzanti le scelte attuali e future nel contesto immobiliare.

La “miopia familiare” che potrebbe non consentire una visione equilibrata delle dotazioni in relazione alla propria condizione socio-economica.
E anche la voglia di casa legata ad una risposta emotiva da parte di famiglie indotte a non considerare le proprie possibilità reali e “la necessità di qualche sacrificio futuro, per compensare la straordinaria spesa pubblica del Paese nei prossimi 6 anni”.

Sono due dei severi giudizi e ammonimenti contenuti nell’attenta analisi.

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NOMISMA: alcuni segnali di ottimismo per il mercato immobiliare

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Nel 14° rapporto sulla finanza immobiliare di Nomisma, sono stati analizzati trend e previsioni per i prossimi anni, alla luce dei nuovi modi di abitare delle famiglie italiane.

L’immagine che scaturisce dalla consueta indagine sulle famiglie italiane è quella di un Paese comprensibilmente ferito, ma in cui sta progressivamente aumentando la fiducia sulle possibilità di risalita dal baratro nel quale – per effetto della pandemia – era piombato.

Nell’ultimo anno si è assistito ad una fortissima accelerazione digitale che ragionevolmente sarà irreversibile.
Il processo di urbanizzazione e la spinta ad avere una casa di proprietà per tutti non ha prodotto quell’ abitare sociale in grado di migliorare la qualità e l’attrattività dei territori.

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USA: non si prevedono crisi sui mutui, al termine degli aiuti per la pandemia in corso

Stati Uniti

Il mercato immobiliare statunitense, come quelli di tutti i Paesi che sono stati ‘toccati’ dal Covid-19, è oggi appeso a doppio filo all’andamento del mercato del credito.
Con tutta probabilità, però, difficilmente si troverà nella stessa situazione creata dalla crisi dei mutui scoppiata alla fine del 2006.

Il mercato, in effetti, è sostanzialmente in salute: c’è un rapido assorbimento dell’offerta, i pacchetti di aiuto governativi con annesse le moratoriestanno aiutando i mutuatari e oggi, rispetto alla crisi globale generata dai subprime, ci sono molti più mezzi per individuare condizioni stressanti dal punto di vista del credito.

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FMI: impatto della crisi covid-19 sugli immobili commerciali

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Il Fondo Monetario internazionale ha appena pubblicato il Global Financial Stability Report dedicato all’impatto della pandemia sulla stabilità finanziaria e agli effetti delle misure straordinarie di sostegno all’economia in corso.

Il terzo capitolo è dedicato al settore immobiliare commerciale, colpito duramente dalla crisi, evidenziando come sia aumentata l’incertezza sulle prospettive per alcuni comparti interessati da cambiamenti strutturali della domanda.
E l’impatto negativo sui segmenti della vendita al dettaglio, degli uffici e degli hotel potrebbe risultare permanente, poiché varie attività potrebbero continuare a svolgersi in futuro da remoto e altre potrebbero trasferirsi fuori dalle grandi città.

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CBRE: investimenti in diminuzione del 26% rispetto al 2020 (Roma -5% per il settore uffici)

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Secondo i dati messi in luce dall’ultimo report curato da CBRE (grande società di consulenza immobiliare, con sede principale a Los Angeles), il volume degli investimenti in Italia nel segmento del “non residenziale”, è stato in calo del 26% nei primi tre mesi del 2021, rispetto allo stesso periodo del 2020 e pari ad 1,4 miliardi di euro.
Periodo che non manifestava ancora particolari ripercussioni dovute all’emergenza Covid-19.

Il trimestre, che ha fatto registrare i volumi più bassi da inizio pandemia, sconta infatti l’impatto delle misure restrittive e dei ritardi dei 12 mesi appena trascorsi, dovuti all’emergenza sanitaria, e le conseguenti incertezze su alcune asset class, complice anche una sostanziale carenza di prodotto core sul mercato.
Milano continua a essere protagonista, con quasi un terzo degli investimenti totali.

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